Qualunque cosa accada, qualunque metamorfosi psichica possa mai avvenire tra due esseri viventi che nemmeno troppo tempo fa dipinsero il cielo sopra di loro con lo stesso pennello, non dovrebbe scalfire il rispetto necessariamente presente a giustificare una condivisione di un periodo delle proprie vite.

Quando quest’ultimo viene a mancare ed il tempo sembra aver offuscato le parti migliori delle persone è facile dimenticare ciò che si fu, quando quest’ultimo viene a mancare si aprono voragini più dolorose di una caduta nel vuoto e lo strazio si converte in rabbia, una rabbia che non pensavi di saper provare perchè rabbioso non lo sei mai stato.

Uso parole di altri in un parallelismo delle nostre vite che si ripete. Per la prima volta a casa non mi sono sentita a casa, e non intendo quella di mamma e papà dove non smetterò mai di sentire il calore e l’amore che fanno stare bene. Per la prima volta parto con la consapevolezza di non voler tornare indietro.

Di corsa e senza respiro. Il solidays che comincia dopo il lavoro, la navetta imbottigliata nel traffico e le ragazze a piedi che ci mettono il nostro stesso tempo. Il gay pride per le strade di parigi, di corsa per godersi al meglio ogni carro, per saltare e ballare e scattare foto sotto il sole sentendosi parte di qualcosa di grande e bellissimo e sentirsi inondare di vita. E poi di nuovo solidays fino a tardi e rientrare in velib per stare a casa giusto il tempo di dormire. Ritrovarsi in mezzo ai francesi a saltellare urlando bella ciao e bandiera rossa cercando di tradurle per dare un senso ai nostri urli. Scoprire che in francese esiste “rital”, il modo dispregiativo per chiamare gli italiani. E pensare che noi abbiamo “crucchi” ma non abbiamo dispregiativi per i francesi. Il palloncino che indica “siamo qui”, la desperados, spongebob che vola verso il cielo, la tartiflette col formaggio di capra, le coppiette che si baciano, le giornate più belle dell’ultimo mese.
E infine riscoprire ancora una volta che, a volte, basta semplicemente fare due passi indietro per vedere le cose molto più chiaramente.

La pelle vestita di lividi, di macchie blu che crescono disegnando costellazioni sulla pelle. Il segno di un dolore che torna per un secondo al tatto, un ricordo a tempo determinato.
La città della scienza riflette da piastrelle di una piscina dall’acqua azzurra e mi ricorda che questa non è Roma e io non sono Anita Ekberg.
Ho nostalgia del mare.
E scusa se a Parigi non c’è il mare ma ci sono 14 linee metro.
Sono più bella vestita di lividi.

And you’re singing the songs
Thinking this is the life
And you wake up in the morning and your head feels twice the size
Where you gonna go? Where you gonna go?
Where you gonna sleep tonight?

Parte così, all’improvviso. Si diffonde dalle casse in mezzo ai nostri piccì. I know you hear me I am calling you. Hai visto il film? Piccole magie e Parigi è una puttana d’alto borgo con tariffe elevate ma che sa far bene il suo cazzo di mestiere.

Il termine sandbox identifica normalmente un ambiente estraneo diverso da quelli elencati in cui possono essere fatte sperimentazioni che potrebbero non portare neppure ad aprire una fase di sviluppo, il cui scopo è quello di investigare sugli effetti di eventuali modifiche o sviluppi che sono ancora nella fase “studio della fattibilità” o “studio dei costi e benefici”.
Ulteriore utilizzo del termine viene fatto in ambito videoludico, dove con il termine sandbox si va ad indicare una meccanica di gioco che vede il protagonista capace di muoversi liberamente all’interno del mondo virtuale ricreato, senza l’obbligo di avanzare lungo binari prestabiliti ma lasciando al giocatore la scelta di proseguire nella storia principale o diversamente di fare della semplice interazione con l’ambientazione e ciò che lo popola elemento preponderante dell’esperienza di gioco.

La mia sandbox sarà in riva al mare.

Agosto è il mese più freddo dell’anno e Parigi pian piano sta facendo spuntare il sole caldo che ti fa stare all’erba del parco con un libro di grammatica sulle ginocchia a far arrossare un po’ la pelle. Dopo una notte ad ascoltare gli attori preferiti da Almodovar in spagnolo. Tre film, da mezzanotte alle sei di mattina e quando usciamo è strano vedere il sole alto e le strade del quinto deserte. E’ strano e bellissimo. E nonostante le poche ore di sonno infilo il costume e al parco attendo Irene e scattiamo fotine alla cascata e regaliamo un buono pasto al bar del parco e in cambio vinciamo una gallette jambon et fromage e acqua alla menta e davanti a noi due signore che sembrano uscite da un film della disney suonano un organetto di fogli forati e cantano vecchie canzoni francesi. Alla villette c’è una giornata di concerti e un pazzo libanese si arrampica sul ponte, venite tutti qui di sotto, al quattro mi lancio, uno, due, tre. E gente cool e la messa a fuoco manuale e i vetri della geode e mentre andiamo a piedi verso place d’italie, ho voglia di sushi e allora giochiamoci altri due buoni pasto che devo darli via e divoriamo qualche maki. La birra bianca è la mia nuova droga.
E nonostante abbia formito poco, nonostante Orly sia a mezz’ora di bus, faccio lo sforzo ed esco dalle coperte, l’ho promesso a Julie che arriva dal Canada dopo una notte di volo, ha preso un biglietto due giorni fa e a Parigi non conosce nessuno. E chiacchieriamo come se ci conoscessimo da tanto tempo, piccola magia che ogni tanto capita. E guardiamo estasiate i vetri della Saint Chapelle e mangiamo baguette, pensavo fosse una leggenda metropolitana questa dei francesi che girano con la baguette sotto l’ascella e invece no, mi dice, devo raccontarlo ai miei amici. La mutuelle si è persa i miei documenti e questa settimana dovrò di nuovo correre.
Se non è vero che hai paura non è vero che ti senti solo
non è vero che fa freddo allora perché tremi in questo agosto?

Ça suffit, parfois, d’un poulet vanille e riz, poivron et ananas. De retrouver des petites choses qui font bien au cœur. C’est le temps de comprendre que chaque action a une répercussion. Moi, je suis prête. J’ouvre mes ailes et je me prépare à voler.

E così dal niente. Mentre mangiamo toast con salsa al salmone e beviamo vino rosé. Mentre guardiamo una coppia di innamorati ballare un tango senza musica sul lungo senna. Mentre salutiamo con la manina la gente sui battelli che ci scorrono davanti agli occhi. Così dal niente è iniziato a piovere.
E io, spavalda, decido di scendere comunque a Denfert e farmi gli ultimi dieci minuti a piedi.
E li faccio sotto la tempesta. L’aria che sa di pioggia e di foglie bagnate, il vento e i lampi, i tuoni e l’acqua che scende a secchiate. E non ho più un centimetro di vestiti asciutto e i miei capelli sgocciolano e non riesco a smettere di ridere. E penso solo a chi mi vede, maglietta e gonnellina, ridere di gusto sotto una pioggia torrenziale pensando che sono queste piccole cose che mi fanno sentire viva. Pensando che sono le piccole cose improvvise che fanno sorridere. Pensando che bisogna gustarsele quando ci sono, le cose che ci fanno stare bene, perchè domani potremmo non goderne allo stesso modo.

Parigi è esplosa in questi giorni.
Un tripudio di colori e sole e, finalmente, caldo mentre beviamo vino stesi lungo il canal st. Martin e mangiamo pezzi di pizza incredibilmente buona anche se, inevitabilmente, troppo cara.
Fa caldo mentro corro con la musica a tutto volume lungo il lago del parco Montsuris, mentre guardiamo il tramonto sui tetti con il sacro cuore sul sfondo e cuciniamo verdure al curry e riso e zampone per una perfetta cena fusion.
Ci muoviamo in velib attraverso tutta la città per un film geniale e strano che non riesco bene a inquadrare, non riesco a dire se mi sia piaciuto, ci ripetiamo “angoscia” e finiamo a grignottare formaggi e crostini su una botte in legno.
Fa caldo mentre seduti sulla fontana del centro pompidou guardiamo il cielo tingersi di rosa e ti ricordi quella borsa che comprammo insieme a londra? Il marais è geniale anche se brindiamo con colacola e i francesi hanno tutti una copine ma bisogna distinguere tra quelli che hanno una copine e quelli che hanno una copiiine-sguardoammiccante.
Rivoluziono voli e mi preparo ad un altro mese che varrà la pena di essere vissuto.
Comunque cambieranno le nostre vite avremo sempre un filo a legarci, un filo che attraversa stati e persone.
Cerco il mio vestitino più leggero per camminare nel parco e far arrossare la pelle.
E tra poco sarà estate..

E’ bello sapere di avere degli amici che possono ripondermi al telefono alle due di notte e sentire i miei scleri. E’ bello sapere tra questi esistono amici a cui posso dire senza farmi tanti scrupoli “ho bisogno della tua carta di credito, prestamela” sapendo che non ci sono problemi. Ancora più bello è ricere una mail dal tuo migliore amico con i dati della carta criptati allegati ad una mail con scritto “la password è la nostra canzone”..

Yaya’s Chaotic Soul

Piccola fata dai capelli tinti di rosso. Yaya e Sere, due lati diversi della stessa medaglia, due bimbe dai tratti simili e diverse personalità. Vivo a Parigi, tra baguette e pains au chocolat. In perenne movimento perchè ferma non so stare.Drogata di Pucca. Occhi scuri, un piercing al labbro e un tatuaggio alla caviglia. Voglia di libertà. Candele profumate e incensi, thè e tisane, tanto trucco negli occhi e bolle di sapone.

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