Piove

Piove da quattro giorni. L’illusione di primavera ha lasciato posto a giornate grigie.
Brutte notizie che fanno male amplificando il grigiore.

Oggi ho trovato archivi di vecchi discorsi e sono stata inondata da un’ondata di malinconia. Metereopatia a gogo.
Sorrido vedendo chi ci prova con chi e non sa.
Metto a fuoco il mondo con un accendino.
La mia autoradio è il mio lettore mp3, una cuffia sola tanto l’altra è rotta.
Ho visto una borsa su ebay che costa una follia. La comprerò. Mamma non ti arrabbiare, tanto lo sai che se non riesco a risparmiare è anche colpa tua.
Devono aver cambiato qualcosa nella viabilità delle strade sotto casa mia perchè ormai ci metto il doppio del tempo la mattina. E stamattina pioveva e quando piove tutti prendono la macchina, anche chi non ha idea di come si guidi.

I miei colleghi capiscono quanto traffico ho trovato la mattina in base a quanto sono truccata. Mi trucco in macchina quando sono in coda.
Stamattina, per dire, ho fatto anche la manicure.

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Barcelona abre tus puertas al mundo

Bologna - Barcellona
chilometri totali:circa 2400.

Giovedì 24, scappo presto dal lavoro, ho saltato il pranzo per potermelo permettere. Vale sta arrivando in stazione. Alle 17.30 iniziamo, lentamente, a lasciarci Bologna alle spalle. Autoradio e navigatore. Girare a destra. Ed evitiamo un pedaggio segnalato da via michelin attorno a Piacenza. Via Michelin segna i pedaggi a cazzo e non è aggiornato sui prezzi.
Genova è tutta intorno a noi. I cartelli per Genova iniziano appena si sfiora la Liguria e non finiscono mai, finchè si è in Italia. Intanto nell’autoradio Paris Combo, Perturbazione, Radiohead, Ben Harper e altri segnati minuziosamente nella moleskine che ora chissà tra quali mani sta circolando.
Nizza ci accoglie attorno a mezzanotte, Nizza di stradine piccole e piena di semafori, Nizza deserta e silenziosa a quest’ora. Troviamo il nostro albergo e un euro di parcheggio per arrivare alla mattina dopo. Il portiere ci prende in giro: vi avevo riservato un posto davanti all’albergo, vi ho visto passare, immaginavo foste voi. Ci lascia il telecomando della tv che ci portiamo in camera solo perchè compreso nel prezzo, nella notte l’agitazione post viaggio non mi fa dormire. In strada rumori di gente che lava la macchina.

Il 25 in Italia è festa ma noi siamo in Francia. Alla reception chiediamo se siamo ancora in tempo per la colazione. L’omino arabo ci risponde che per 5 euro esce per strada e va a cercarci delle brioches. Ripieghiamo su un barettino arabo con caffelatte e tè alla menta, dolcetti mattonelle come quelle che mi aveva portato a Parigi la mamma di Mohamed. Sedute nel tavolino chiacchieriamo dei nostri piani e la signora dietro di noi ha voglia di chiacchiere. Siete italiane? A volte vengo in Italia solo per prendere il caffè, qua non lo sanno fare, chissà perchè poi, il caffè è lo stesso, la macchina è la stessa, l’acqua è la stessa. Ma in Italia è buono. Facciamo un giretto per Nizza ma ci siamo infilate nella via dello shopping. Anche Nizza è tutta intorno a noi. Nizza è Genova e Genova è Nizza. Ripieghiamo verso Antibes e ce ne innamoriamo. La spiaggia è piena di gente. Ma non è un giorno lavorativo? La spiaggia è piena di gente e passiamo mezz’ora appoggiate alla transenna a cantare mare profumo di mare con l’amore io voglio giocare. Cannes è piena di palme e il navigatore smette di esserci d’aiuto. Un’ora di traffico per uscire da Cannes e per fortuna non siamo andate a Marsiglia. Un’ora per arrivare sulla A8. E mille pedaggi, al casello c’è un canestro, dal sedile lanci le monetine, se centri il canestro puoi passare. A Montpellier ci aspetta un hotel vista tangenziale. Non abbiamo voglia di uscire, ci ipnotizziamo davanti al programma dei personaggi strambi, con un uomo che torce il busto di 210 gradi. Stiamo per vomitare.

Da Montpellier in due ore si arriva al confine con la Spagna. Olè. Dal confine in poco più di un’ora siamo a Barcellona. La tangenziale è enorme. La ronda del litoral. In base alla corsia che scegli vai in posti diversi. Attraversiamo la città fino a hospitalet. La guida ci porta alla ciutat viella, al quartiere gotico, l’itinerario da due ore per noi dura almeno tre ore e mezza. Le macchinette delle sigarette funzionano col telecomando a distanza. Ci appassioniamo ad una protesta con canti e musica a Plaça de Sant Jaume. Facciamo un giro al porto, da qui si vede la torre Maphre e la torre fallica. Rientriamo e ci cambiamo per la sera. Bernat stacca alle 23, sedute sul marciapiede fuori dall’albergo. Sono passati 5 anni. Sere mi fa troppo strano vederti qui. Sono passati 5 anni, te ne rendi conto? Ci porta al ristorante a mangiare tapas, patatas bravas e polipo, birra e vino. I catalani non sono spagnoli. Tra qualche anno voteremo per l’indipendenza della Catalogna. Io te l’avevo detto che questo è un popolo di nazionalisti, altro che i francesi. E dicono di aver inventato la bruschetta al pomodoro. Poi al Valhalla, sembra un locale di Bologna, un pò metal e musica rock e accade il danno. Quando ci alziamo la mia borsa non c’è più. Giriamo increduli per strade del quartiere vecchio guardando nei bidoni della spazzatura. C’erano le chiavi della macchina dentro alla borsa. Volevamo vedere la questura e l’ospedale, il primo è stato realizzato. Rientriamo in taxi e come tocco il sedile i nervi mi cedono. L’autista mi regala il suo pacchetto di fazzoletti.

La mattina mi sveglio di soprassalto, corro giù con l’ascensore e la macchina c’è ancora. C’era un foglio con l’indirizzo dell’albergo nella borsa. Le chiavi della macchina con scritto Lancia sopra. Basterebbe fare due più due per trovare una macchina pronta all’uso. Se portano via la macchina non torniamo più a casa. Proviamo a bloccarla, l’albergo chiama la polizia, ci mandano in giro per un hospitalet animato dal mercato. Parlo con l’ambasciata, cerco un carro attrezzi, l’assicurazione in Italia di domenica non risponde. E quindi andiamocene in ostello dall’altra parte della città, lasciamo la macchina qui, incrociamo le dita e speriamo bene.
Il pomeriggio ci porta a sbagliare metro e a finire a Glories, da qui si vede la torre fallica, cantiamo gloria chiesa di campagna mentre giriamo tra case popolari, sembra di stare nel Bronxs. Prendiamo la metro fino al parc de la ciutadela, c’è un festa sudamericana, bancarelle e balletti. I catalani sono bellissimi. Da lì ci spostiamo al porto olimpico. Ci pensi lavorare qui e scendere in spiaggia in pausa pranzo? Mangiamo paella al pesce in orario turistico, una via di mezzo tra pranzo e cena, a fianco a noi giapponesi con la digitale fotografano la bruschetta al pomodoro, tipico piatto catalano.
Bernat a mezzanotte arriva a Badalona. Badalona di domenica sera è il deserto. Camminiamo sul lungo mare, ci mettiamo a far le chiacchiere con due ragazzi. Sapete dov’è un pub? lo stiamo cercando anche noi. Troviamo l’unico locale ancora aperto. Due birre piccole, due euro e ottanta.
Fuori dall’ostello c’è l’intorto. Due ragazze e un ragazzo, loro austriache, lui non si sa, parlano inglese e noi ci sediamo su un muretto ad ascoltarli. Parliamo italiano, inglese e francese. E anche un pò di spagnolo, anzi di catalano. Giochiamo con la connessione gratis dell’ostello, facebook e myspace, ti faccio vedere le mie mail.

Lunedì mattina ce ne andiamo al castello di Montjuic. Montjuic è davvero montjuic. A paral-lel c’è un barista che fa il caffè buono. Al castello di Montjuic si arriva con la funicolare e con la cabinovia. Dentro c’è un museo militare e riusciamo a perderci e infilarci in zona protetta. Becchiamo Bernat a plaça espagna, un pò come essere a Roma, lo incontriamo sotto le due torri, un pò come essere a Bologna. E la fontana naturalmente è spenta. Arriviamo allo stadio. L’inno non ha le parole. Ci infiliamo a mangiare vicino all’università. Vi consiglio di andare a parc Guell, dalla metro sono solo 10 minuti di camminata. Dopo 30 minuti di salita pensiamo di morire. Ma il parco merita. E c’è la panchina colorata e una salamandra gigante. Bambini in gita scolastica da picchiare. E i “vorrei vivere qui” si sprecano. Ma non qui dentro al parco, ci pensi far quella salita ogni giorno?
La sagrada famiglia è un pò anche nostra. Va avanti con i soldi dei turisti quindi è un pò anche nostra quindi proponiamo di metterci un buddha dentro. L’ascensore sale sulle torri e non avevano detto che era una cosa claustrofobica. E io non pensavo di soffrire di vertigini.
Passiamo in albergo da Bernat. Scusi parla italiano? Mi sa dire dov’è la piazza col palazzo rosa? Da Plaça Catalunya verso passeig de gracia, ancora tapas e crema catalana. Poi all’oveja negra, beviamo sangria e ricordo che in Francia bevevate vino rosso e coca cola.
E’ l’ultima sera. Domani arriveranno le chiavi della macchina. Perchè non vi fermate ancora un giorno?

La mattina ce ne stiamo polleggiate nell’ostello in attesa delle chiavi. Cazzeggiando su internet. Grosse delusioni. Vale esce a comprare le sigarette. Vengo a dormire a Milano. Abbiamo le chiavi. Vengo a dormire a Milano. No non puoi capire, abbiamo le chiavi, è un miracolo. E scopro che l’omino dhl non aveva visto l’insegna da 3 metri per 6 con scritto ostello e voleva rispedire le mie chiavi in Italia. Vale l’ha minacciato con la mia denuncia, tu non hai capito, quelle chiavi adesso le dai a ME. Torniamo a hospitalet sperando che la macchina ci sia ancora. Dall’albergo non hanno chiamato e avevano detto che l’avrebbero fatto se la macchina fosse scomparsa.
La ragazza dell’albergo mi guarda con ansia, le faccio vedere le chiavi, finalmente, mi dice, che avventura eh? buon viaggio, grazie di tutto.
Nel momento in cui salgo in macchina mi arrivano addosso emozioni contrastanti per troppe cose in poco tempo.
Tendo a lasciare pezzettini del mio cuore in ogni città che visito e Barcellona non è da meno, dalla ronda litoral salutiamo per l’ultima volta la torre fallica.
10 ore di macchina senza autoradio sono una cosa devastante. Iniziamo con le chiacchiere, continuiamo con le canzoni, la fiera dell’est e gli ska-p passando per margherita è dolce margherita è vera, verso Nizza la sclero totale. Yo quiero apprender l’espagnol. Vale. Que tal? mare profumo di mare, siamo a Nizza sull’autostrada, por eso, hermano proletario, con orgullo yo te canto esta canción, somos la revolución.
¡SI SEÑOR!, la revolución . I caselli francesi contribuiscono all’esaurimento, un casello ogni dieci chilometri. Da domani inizio il corso di spagnolo. Tanto lo sai che mi trasferirò in Spagna. Que passa? Genova è nuovamente tutta intorno a noi. E’ un’impresa uscire da Genova, autostrada col limite dei 110 in salita e discesa. Genova è Nizza e Nizza è Genova. Finiamo come abbiamo iniziato. Milano sembra un miraggio. Tocchiamo il letto e già dormiamo.

Da ieri ho nuovamente un’identità, la patente è un foglio di carta, il telefono è stato bloccato ed è, per chi lo ha ora, un bellissimo sasso rosa, ho recuperato il mio numero e il commesso vodafone ha fatto malghini per lasciarmi il mio piano, il mio credito, e non farmi pagare nulla. La donnina delle poste ha fatto casino ma ho di nuovo una postepay con addirittura del credito. Il bancomat nuovo è ancora più figo, con un microchip e un massimale diverso. Ed ho una nuova carta d’identità, con una foto di ieri, con i capelli lunghi. Si perchè oggi, finalmente, ho dato un taglio netto. Cinque anni fa in Francia ho iniziato a far allungare i capelli. Oggi ho tagliato via tutto.
Ed era ora.

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Bloccata a Barcelona

Mi hanno rubato la borsa in un pub metal di Barcellona.
Dentro c’era tutto. La mia vita. Al di là dei soldi e delle cose materiali, che in qualche modo recupererò, c’erano i messaggi del cellulare nuovo, le foto scattate, la moleskine col resoconto della vacanza, il portafoglio rosa coi porcellini e un ricordo di londra di anni fa.
Dei geni del male, dato che sono riusciti a prendermela da sotto i piedi senza che mi accorgessi di nulla.
Scrivo dalla connessione dell’ostello, l’ostello piú bello in cui abbia dormito, con muri colorati, fogli ai muri disegnati dalle persone che hanno dormito qui, sale comuni, cucina libera, internet, dvd da vedere e tanti tedeschi venuti al concerto dei backstreet boys.
Il corriere ha promesso a mia mamma di farmi avere le mie chiavi della macchina domattina. Domani attraverseró tutta Barcellona per recuperare la macchina dall’altra parte della cittá. Ci aspettano sette ore di viaggio. Sette ore traumatiche, senza autoradio.

Ma nonostante tutto mi sono inesorabilmente, follemente, irrimediabilmente innamorata di questa cittá…

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Cote d’Azur

Divanetti rossi. Non si sta in pace nel luogo della tragressione, per queste cose ci guardiamo e diciamo “eh, gli italiani”. In germania non è così. In germania.
Cerchiamo luoghi alternativi per starcene in pace ma non c’è mai pace.
L’uomo delle spille resta affascinato dalla mia amica. L’uomo delle spille è di Ravenna, vive a Modena e ha vissuto a Montpellier. Ci andrò tra pochi giorni, a Montpellier, gli dico, sai io vorrei tornare a Parigi. Parigi da assuefazione, ribatte lui.
Ed è vero.
Ho giocato coi fornelli e ora una X disegna il palmo della mia mano.
suite à votre mail, on le plaisir de vous confirmer que votre réservation est bien prise en compte
Ho quarantotto ore per stampare itinerari e prenotazioni, per cercare una guida, per decidere cosa mettere in valigia. Il mio fermento da partenza è smorzato dalle mille cose da fare e nonostante manchi poco ancora non mi rendo conto.
Giovedì scappo presto dall’ufficio, recupero Vale in stazione e guidiamo senza sosta fino a Nizza. Stacco il cervello per cinque giorni. Stacco il cervello.
E ce n’è tante di cose da buttarsi dietro alle spalle, presunte menzogne e certezze consolidate..

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Aura, l’

Ho avuto la quarta aura della mia vita.
E no, non è una cosa mistica.
Alle quattro di un pomeriggio, a piedi verso il centro, il mondo s’è tinto di luci.
Le mie conversazioni ormai sempre più spesso si riferiscono a bollettini medici e mi sono decisamente rotta le palle. Non vedo l’ora di chiudere i fascicoli e cancellare le paranoie.

Ho venduto un rene per l’acquisto di un cellulare nuovo. L’importante, ho detto al commesso, è che ci si possano mettere gli sfondi di hello kitty.
Attacchiamo un tappeto al muro della sister della Fra, guardiamo foto sbronzandoci di rum e fragole col vino bianco.
Domenica di votazioni, di troppa pioggia, di una favola registrata. Improvvisata sala di registrazione nel salotto della Fra col vip che ci porta casse e microfono profescional con tanto di calza tirata davanti e questa rifacciamola che in sottofondo si sente un cane che abbaia. Abbiamo registrato la versione moderna della bella addormentata nel bosco che cade dal motorino e io emule napoletana della strega cattiva mentre Marco in sottofondo chatta e mi fa vedere foto di uomini nudi.
Ho cancellato l’illusione di un venerdì notte senza fine. Mi ci ero affezionata.
Credevo di far parte di una semplice proporzione.
a:b=b:c
Ma la matematica non è poi una scienza così esatta.
Call me sachiko. E poi neppure, nonostante l’altezza ci sia, ma fa parte dell’illusione.

Io e Vale ci siamo finalmente messe a tavolino e abbiamo deliberato: Barcellona sia!
Partenza il 24 sera appena staccata dal lavoro con valigia in macchina.
Piacenza - Nizza - Antibes - BarcellonaBarcellonaBarcellona - Monaco (principato di) - SanRemo - Milano

I’ve got, nothing, to gain, to lose,
All the world I’ve seen before me passing by..

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E all’improvviso in mezzo al mio mal di testa..

Quasi scordavo il cambio dell’ora.
Mi vesto assonnata per raggiungere un treno, due ore ad andare e due ore a tornare solo per poter pranzare con qualche testolina speciale.
Mi faccio cullare dal dondolio del treno e dalle parole di Amelie Nothomb, leggiamo cronaca vera e notizie surreali, annunci matrimoniali che ricoprono il globo terracqueo, ma non le animaliste.
Ci perdiamo per Milano con navigatore del cellulare, la donnina del navigatore ci fa fare per tre volte lo stesso giro attorno ai palazzi.
Sabato ho comprato l’album di figurine di Pucca. Il mio primo album di figurine dopo mille anni e l’odore della colla e della carta patinata mi fa tornare indietro nel tempo. Ho comprato l’album di figurine e mando il mio amico alto, metal e vestito di nero a fare la faccina dolce all’edicolante per chiedergli se le ha.
A Bologna in via indipendenza c’è ancora gente che passeggia, nonostante siano ormai le 9. Mi ferma Pablo, ha una bancarelladi gioielli. Mi ferma Pablo e mi chiede perchè corro, mi chiede perchè la gente ha fretta e non rallenta davanti al mondo. Mi dice che lui osserva le persone da dietro la bancarella, ormai da piccoli segnali capisce le persone, se sono tristi, se sono felici.
Pablo mi dice che viene dalla terra del mistero. Dal Perù. Dove le Ande e il deserto e la foresta tolgono il fiato. Pablo i gioielli li fa a mano, si diverte e quando ci si diverte il lavoro è più divertente, anche se devi stare in piedi tutto il giorno, anche se fa freddo.
Torno a casa, gli dico, faccio due passi a piedi. Lui mi accompagna per un pò sotto i portici mentre parliamo di esoterismo, di spiriti e di pensieri felici che farebbero tanto bene al mondo. Poi ad un certo punto, come il migliore dei gentiluomini, mi dice torno indietro, senza chiedere numero o altro. Mi dice torno indietro, vieni a trovarmi alla bancarella, ti faccio stare lì dietro e ti insegno a guardare l’anima delle persone.
Ho mal di testa da ventiquattro ore e ora che conosco la causa basta poco per mettermi ansia. Imbottita di oki mi metto sotto il piumone caldo godendomi la fine di un altro weekend che ha meritato di essere vissuto.

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Luoghi (in)comuni

K scrive: parliamo un po’ del clima?
y scrive: eh non ci sono più le mezze stagioni
K scrive: già, prima freddo, poi caldo, poi ancora freddo
y scrive: e dell’erba del vicino, ne vogliamo parlare?
K scrive: sempre terribilmente verde guarda
K scrive: un fastidio

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Ho una data di scadenza

Sì, come lo yogurt.
Mi sono prefissata una data in testa e ho deciso di non voler pianificare nulla fino a quella data. Per ora mi lascio scivolare la vita lungo i palmi delle mani e mi prendo il mio tempo per godermela.
Lo racconto brilla sui divanetti rossi, rossi non arancioni, di un finto privé dell’associazione culturale valtorto a fornace zarattini, un nuovo buco nero dove incontrare persone dimenticate da anni.
Un buco nero che ha deformato il tempo e lo spazio e quando ci siamo alzati dai divanetti il locale era vuoto, in macchina mettiamo la sigla di bia e la sfida della magia a tutto volume.
Arrivo a casa che il sole sta sorgendo piano.
E segno su una nuova pagina la canzone del momento, canzone di aprile o bonus come canzone di pasqua se dovessi trovare una migliore alternativa per aprile.
Domani è pasqua e non è mai arrivata così presto. “questa è la mia novità” ho detto via sms a Maya. Incrociamo le dita e speriamo che il parentame non sia troppo indiscreto.

Tanti auguri alla mia bimba blu che è entrata nel mondo degli adulti:

And Chelsea said she’s got nowhere to go
And if she does she’s getting there slow

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Io non voglio crescere andate a farvi fottere

Ho comprato una nuova Moleskine.

E già questo dice tante cose. Soprattutto quando la vecchia non era affatto finita.
Nella prima pagina ho scritto bello in grande, con la penna gel rosa che ho comprato apposta per il corso di fotografia, “ho una paura fottuta”.
Poco sotto Valentina mi ha fatto lo schemino con gli omini sul divano della posizione del drago.
Abbiamo rimangiato indiano. Una volta all’anno. Torna prima la prossima volta così mangio indiano ancora.
Ho comprato gli stikers con le fragole e le carte con “52 cose stupide da fare quando siete tristi”.

Non dormo da un sacco di tempo.
Non che non ci riesca, anzi. Ma mi manca il tempo materiale. Non ho tempo, datemi più tempo.
Da un mese saluto l’inizio settimana con “thank god it’s monday”, riesco quasi più a riposarmi durante la settimana lavorativa che nel fine settimana, il che è tutto dire.
E’ bello. Mi sento stanca ma tanto viva.

Sto imparando cos’è il diaframma e il suo rapporto col tempo di esposizione.
In California, verso le 10 di mattina di una giornata soleggiata col cielo sereno ma con qualche nuvoletta bianca, in una giornata di mezza estate, il valore luce EV=15

Dopo i Babyshambles e gli Smashing Pumpking in circa 24 ore, i To Rococo Rot al covo, dopo i Toys Orchestra a Firenze, dopo la scoperta dei Perturbazione e dei Virginiana Miller a Mirandola, i Caminada e gli Electric Six, ieri sera i Baustelle all’estragon.
Scopro che la ragazza del mio collega conosce quel cantante che doveva entrare nella creperia a Parigi. Aspetto Ferrara con trepidazione.
Il 2008 si sta rivelando l’anno dei concerti.

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Ho il cuore spezzato

E così c’è stata la discoteca trash con età media 45 anni e signore lampadate con il push-up a spinger su il decolté. Hai fatto ingengeria?
E c’è stata la strada per modena, un’incidente sulla A1, due ore ferme in autostrada e non sapevamo che i Perturbazione fossero fermi con noi da qualche parte lungo quella strada. Salmone teriyaki, voi insieme fate un gran casino, bimbe che adoro e un concerto a pochi centimetri di distanza. Per merito -o colpa- sua avete una fan in più. Ogni volta sento di più quella cazzo di distanza, perchè non abiti a bologna? E mi dici me lo sento. Un giorno vivremo insieme. E attendo impaziente bimba.
E così ci sono stati gli scalini per arrivare in cima alla torre degli asinelli. Alta 97,20 m presenta uno strapiombo di 2,23 metri e una scalinata interna di 498 gradini terminata nel 1684. Quattrocentonovantottogradini, fa quasi paura a dirlo. E su la vista è fantastica, nonostante si debba fare a botte per acaparrarsi una finestrella.
Io scendo al contrario, ha detto una.
E così c’è stato il sushi preparato a casa, il riso e l’alga nori, la stuoina per arrotolare e bill murray con scarlet johanson.
Ed è iniziato un corso che mi terrà impegnata fino a fine anno, usciamo entusiaste e con voglia di fare.
Ho scoperto di avere il cuore spezzato. Vorrei un ex a cui addossare la colpa.
Ho il cuore spezzato e non in senso metaforico.
Per la delusione ho mangiato un chilo di gelato. Un chilo non scherzo.
E dovrei essere a dieta.
E mentre addentiamo il sushi con le bacchette mi immagino questa sonda che parte da luoghi impervi e gira il mio corpo per mettere una toppa come si fa coi canotti.
Troppe confessioni non fanno mai male, ho un cd da ascoltare e una bambolina da attaccare sul letto.
Faccio più esami ora che all’università, ma che si fa quando non si arriva alla sufficienza?

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