Agosto è il mese più freddo dell’anno e Parigi pian piano sta facendo spuntare il sole caldo che ti fa stare all’erba del parco con un libro di grammatica sulle ginocchia a far arrossare un po’ la pelle. Dopo una notte ad ascoltare gli attori preferiti da Almodovar in spagnolo. Tre film, da mezzanotte alle sei di mattina e quando usciamo è strano vedere il sole alto e le strade del quinto deserte. E’ strano e bellissimo. E nonostante le poche ore di sonno infilo il costume e al parco attendo Irene e scattiamo fotine alla cascata e regaliamo un buono pasto al bar del parco e in cambio vinciamo una gallette jambon et fromage e acqua alla menta e davanti a noi due signore che sembrano uscite da un film della disney suonano un organetto di fogli forati e cantano vecchie canzoni francesi. Alla villette c’è una giornata di concerti e un pazzo libanese si arrampica sul ponte, venite tutti qui di sotto, al quattro mi lancio, uno, due, tre. E gente cool e la messa a fuoco manuale e i vetri della geode e mentre andiamo a piedi verso place d’italie, ho voglia di sushi e allora giochiamoci altri due buoni pasto che devo darli via e divoriamo qualche maki. La birra bianca è la mia nuova droga.
E nonostante abbia formito poco, nonostante Orly sia a mezz’ora di bus, faccio lo sforzo ed esco dalle coperte, l’ho promesso a Julie che arriva dal Canada dopo una notte di volo, ha preso un biglietto due giorni fa e a Parigi non conosce nessuno. E chiacchieriamo come se ci conoscessimo da tanto tempo, piccola magia che ogni tanto capita. E guardiamo estasiate i vetri della Saint Chapelle e mangiamo baguette, pensavo fosse una leggenda metropolitana questa dei francesi che girano con la baguette sotto l’ascella e invece no, mi dice, devo raccontarlo ai miei amici. La mutuelle si è persa i miei documenti e questa settimana dovrò di nuovo correre.
Se non è vero che hai paura non è vero che ti senti solo
non è vero che fa freddo allora perché tremi in questo agosto?
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