Aprile 2004

Martedì 27 Aprile Ore:13.00 umore:ottimo
Listening to: Ska-p “cannabis”

Non sono scomparsa, anche se mi rendo conto solo ora di quanto Aprile mi sia scivolato via dalle dita.
Ultimi giorni di svago, ho cercato di godermeli al meglio.
Ho imparato a ballare in bilico su tacchi a spillo e troppa birra in corpo.
Ho assaporato una nuova Ravenna in un giorno di sole.. c’è un luogo speciale, ci vado solo con le persone a cui tengo veramente.
Ho avuto notizia di due matrimoni che mi fanno sentire vecchia. Nello stesso giorno. Nella stessa classe quando eravamo piccole. Ed è tanta la gioia per loro.
Un film troppo bello di un regista che ho visto dal vivo, e che amo.. un parco e una rivelazione insapettata. E mi sono ritrovata a condividere pensieri con chi mai avrei immaginato..
Godo del primo sole su una spiaggia ancora vuota. Quattro donne e troppi aperitivi.
Mi sono sentita carnefice che ama fare la vittima.. vittima&carnefice.. carnefice..
E così si ricomincia.
Aule, lezioni, gente che amo, penne colorate e fogli bianchi.
E una domanda importante..
perchè il ritorno è sempre più rapido dell’andata?

“No one here can love and understand me.
Oh — what hard-luck stories they all hand me.
Make my bed and light the light
I’ll arrive late tonight,
Blackbird, Bye-bye.
“Bye Bye Blackbird” – Nina Simone

Giovedì 8 Aprile Ore:22.50 umore:buono
Listening to: Malice Mizer

Ho ripreso quel treno di venerdì sera con il ritardo canonico di 30 minuti dalla stazione di Bologna. Unica italiana nella mia cuccetta.
Parigi mi accoglie ancora nelle sue braccia. E fuori dalla stazione di Bercy, quella stazione in cui sono stata già tante volte, a prendere treni o ad accompagnare gente, fuori dalla stazione, scendendo dalla scala mobile, che ogni tanto sale ed ogni tanto scende, non posso fare a meno di guardare la strada che porta alla metro, la stessa che porta anche al centro sportivo e al palaghiaccio, con il bar in cui ho comprato il tabacco per mio zio, il ristorante turco che fa i panini col kebab un pò piccanti e il bar chic, non posso fare a meno di guardare quella strada e sentirla MIA, la conosco bene, so dove porta.. mi sento a CASA.
Una spesa veloce aux arcades a Noisy-le-grand. E non c’è tempo per preparare il pranzo a casa, mangiamo cinese, conosco un ristorante buono ed economico all’ultimo piano, ci sono venuta con Giulia e Vale.
Assuefatta allo zenzero caramellato. Bisogna che impari a farlo.
Sabato pomeriggio a teatro, pièce moderna sull’amore, su quanto sia bastardo, anzi enfant de salaud. Usciamo ridendo e ripetendo frasi e scene.
Cena al quartiere latino, zuppa di cipolle gratinata e carne e vino e la crème brulé con la crosticina da rompere.
Ho mangiato una lumaca.. mentre la mangiavo pensavo che quella lumaca poteva girare per il mio giardino un pò i tempo fa.
Ho mangiato una lumaca e l’ho trovata.. *buona*.
Domenica doveva essere Orsay. Prima domenica del mese. I musei sono gratis. I jardins des Tuileries, illuminati dal sole, cielo limpido e troppi turisti. Troppa gente. E ci ritroviamo al mueso Picasso a confrontare Pablo e Ingres. Io preferisco Picasso.
E passiamo ancora per Chatelet, in cerca di una bulangerie aperta di domenica.. Chatelet sempre piena di gente, artisti per strada e gente di ogni genere ed è il centro di questo paese.
Torno a Torcy, rivedo Mohamed, la sua nuova copine. Parliamo di passato e di presente. Di un mio vecchio amore spagnolo. Della donna per cui mi ha lasciata. Ora è in Spagna con lui. E se la rabbia per la fine della nostra storia è tanta dall’altra c’è la gioia di sapere che non ha smesso di frequentarmi per divertirsi e basta. La gioia di sapere che tra loro c’è qualcosa che supera la distanza.
Speranza.
Lunedì ho rivisto la facoltà in cui ho studiato per 5 mesi, ho di nuovo percorso quei corridoi, cercato persone nei laboratori del terzo piano. Poi di nuovo di corsa a Parigi, per viverla ancora, forse per l’ultima volta. Di sicuro per l’ultima volta con lui. Lui che tra 10 giorni parte per Londra.
Siamo entrati alla Sorbona di nascosto. E’ vietata per chi non ci studia.
Siamo entrati alla Sorbona di nascosto.
Ho fatto pipì nel bagno della Sorbona.
Ho fatto foto dentro alla Sorbona.
Ancora quartiere latino, tra il Claires e il Gibert Jeune e il parco medievale e le bancarelle di libri usati.
Quanto ci abbiamo riso, mesi fa, su questa parola che in francese significa libro usato e che in italiano è tutta un’altra cosa…
Ho mangiato la raclette, formaggio fuso su patate e pane e prosciutto.
Ho camminato per le strade dei ristoranti ascoltando voci di ogni paese.
Il mio ultimo giorno dedicato ad una donna speciale, e dedicato al caffè da cui mi rendo conto essere diventata dipendente. Il caffè francese, annacquato e alto fino al bordo della tazzina.
Valigia preparata in fretta mentre si pranza alle 4 del pomeriggio. Saluto l’appartamento di Noisy-champs… non lo rivedrò mai più. Alle 5 sono sulla metro. Alle 6 il mio treno riparte lentamente…

“Nous sommes tous nés, mon ami
Nous sommes tous vivants, c’est inscrit
Dans notre oeil, tu vois, au fond, ça luit
D’une envie de vivre
D’une envie de parcourir le monde
Cette bonne Terre si gironde ”
Living room – Paris Combo

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