The seed of all this indecision isn’t me

Ho ricominciato a ascoltare Konstantine e i Get up kids, il che la dice lunga sul mio equilibrio mentale.
Shaun si siede sulla finestra e guarda il mondo fuori. Cosa ci facciamo qui?
Balliamo danze normande al suono della fisarmonica senza conoscere i passi mentre Fay e Tobi improvvisano un chachacha.
Quello che mi stanno lasciando questi giorni, gli abbracci incondizionati, il thé alle erbe e i film sul mio letto, stretti in quattro sotto le coperte mangiando cioccolata.
Togliere le erbacce e trapiantare piantine e poi cucinare tutti insieme le verdure dell’orto.
Mentre a tre ore in linea d’aria sta per invecchiare qualcuno che non vuole vedermi e noi scapperemo a mont saint michel per evitare di pensare.
E poi. E poi mi rendo conto che è un nuovo inizio e pago qualcuno su skype per ascoltare le mie lamentele e mi dice sai da quando ti conosco anche la mia vita è cambiata. E mi dice ti sento diversa. E mi dice si vede che stai bene. Si sente. La tua voce è diversa, diverso il tono. Non sei più una barca in mezzo alla tempesta, ora stai andando verso un porto.
Ed è vero, vedo il porto è lontano ma so che ci sto andando.
E pianifico il mio duemilatredici.
Un passo indietro verso Parigi.
E uno avanti verso l’Australia.
E poi? E poi, fondamentalmente, sto bene.

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