Barcelona abre tus puertas al mundo

Bologna - Barcellona
chilometri totali:circa 2400.

Giovedì 24, scappo presto dal lavoro, ho saltato il pranzo per potermelo permettere. Vale sta arrivando in stazione. Alle 17.30 iniziamo, lentamente, a lasciarci Bologna alle spalle. Autoradio e navigatore. Girare a destra. Ed evitiamo un pedaggio segnalato da via michelin attorno a Piacenza. Via Michelin segna i pedaggi a cazzo e non è aggiornato sui prezzi.
Genova è tutta intorno a noi. I cartelli per Genova iniziano appena si sfiora la Liguria e non finiscono mai, finchè si è in Italia. Intanto nell’autoradio Paris Combo, Perturbazione, Radiohead, Ben Harper e altri segnati minuziosamente nella moleskine che ora chissà tra quali mani sta circolando.
Nizza ci accoglie attorno a mezzanotte, Nizza di stradine piccole e piena di semafori, Nizza deserta e silenziosa a quest’ora. Troviamo il nostro albergo e un euro di parcheggio per arrivare alla mattina dopo. Il portiere ci prende in giro: vi avevo riservato un posto davanti all’albergo, vi ho visto passare, immaginavo foste voi. Ci lascia il telecomando della tv che ci portiamo in camera solo perchè compreso nel prezzo, nella notte l’agitazione post viaggio non mi fa dormire. In strada rumori di gente che lava la macchina.

Il 25 in Italia è festa ma noi siamo in Francia. Alla reception chiediamo se siamo ancora in tempo per la colazione. L’omino arabo ci risponde che per 5 euro esce per strada e va a cercarci delle brioches. Ripieghiamo su un barettino arabo con caffelatte e tè alla menta, dolcetti mattonelle come quelle che mi aveva portato a Parigi la mamma di Mohamed. Sedute nel tavolino chiacchieriamo dei nostri piani e la signora dietro di noi ha voglia di chiacchiere. Siete italiane? A volte vengo in Italia solo per prendere il caffè, qua non lo sanno fare, chissà perchè poi, il caffè è lo stesso, la macchina è la stessa, l’acqua è la stessa. Ma in Italia è buono. Facciamo un giretto per Nizza ma ci siamo infilate nella via dello shopping. Anche Nizza è tutta intorno a noi. Nizza è Genova e Genova è Nizza. Ripieghiamo verso Antibes e ce ne innamoriamo. La spiaggia è piena di gente. Ma non è un giorno lavorativo? La spiaggia è piena di gente e passiamo mezz’ora appoggiate alla transenna a cantare mare profumo di mare con l’amore io voglio giocare. Cannes è piena di palme e il navigatore smette di esserci d’aiuto. Un’ora di traffico per uscire da Cannes e per fortuna non siamo andate a Marsiglia. Un’ora per arrivare sulla A8. E mille pedaggi, al casello c’è un canestro, dal sedile lanci le monetine, se centri il canestro puoi passare. A Montpellier ci aspetta un hotel vista tangenziale. Non abbiamo voglia di uscire, ci ipnotizziamo davanti al programma dei personaggi strambi, con un uomo che torce il busto di 210 gradi. Stiamo per vomitare.

Da Montpellier in due ore si arriva al confine con la Spagna. Olè. Dal confine in poco più di un’ora siamo a Barcellona. La tangenziale è enorme. La ronda del litoral. In base alla corsia che scegli vai in posti diversi. Attraversiamo la città fino a hospitalet. La guida ci porta alla ciutat viella, al quartiere gotico, l’itinerario da due ore per noi dura almeno tre ore e mezza. Le macchinette delle sigarette funzionano col telecomando a distanza. Ci appassioniamo ad una protesta con canti e musica a Plaça de Sant Jaume. Facciamo un giro al porto, da qui si vede la torre Maphre e la torre fallica. Rientriamo e ci cambiamo per la sera. Bernat stacca alle 23, sedute sul marciapiede fuori dall’albergo. Sono passati 5 anni. Sere mi fa troppo strano vederti qui. Sono passati 5 anni, te ne rendi conto? Ci porta al ristorante a mangiare tapas, patatas bravas e polipo, birra e vino. I catalani non sono spagnoli. Tra qualche anno voteremo per l’indipendenza della Catalogna. Io te l’avevo detto che questo è un popolo di nazionalisti, altro che i francesi. E dicono di aver inventato la bruschetta al pomodoro. Poi al Valhalla, sembra un locale di Bologna, un pò metal e musica rock e accade il danno. Quando ci alziamo la mia borsa non c’è più. Giriamo increduli per strade del quartiere vecchio guardando nei bidoni della spazzatura. C’erano le chiavi della macchina dentro alla borsa. Volevamo vedere la questura e l’ospedale, il primo è stato realizzato. Rientriamo in taxi e come tocco il sedile i nervi mi cedono. L’autista mi regala il suo pacchetto di fazzoletti.

La mattina mi sveglio di soprassalto, corro giù con l’ascensore e la macchina c’è ancora. C’era un foglio con l’indirizzo dell’albergo nella borsa. Le chiavi della macchina con scritto Lancia sopra. Basterebbe fare due più due per trovare una macchina pronta all’uso. Se portano via la macchina non torniamo più a casa. Proviamo a bloccarla, l’albergo chiama la polizia, ci mandano in giro per un hospitalet animato dal mercato. Parlo con l’ambasciata, cerco un carro attrezzi, l’assicurazione in Italia di domenica non risponde. E quindi andiamocene in ostello dall’altra parte della città, lasciamo la macchina qui, incrociamo le dita e speriamo bene.
Il pomeriggio ci porta a sbagliare metro e a finire a Glories, da qui si vede la torre fallica, cantiamo gloria chiesa di campagna mentre giriamo tra case popolari, sembra di stare nel Bronxs. Prendiamo la metro fino al parc de la ciutadela, c’è un festa sudamericana, bancarelle e balletti. I catalani sono bellissimi. Da lì ci spostiamo al porto olimpico. Ci pensi lavorare qui e scendere in spiaggia in pausa pranzo? Mangiamo paella al pesce in orario turistico, una via di mezzo tra pranzo e cena, a fianco a noi giapponesi con la digitale fotografano la bruschetta al pomodoro, tipico piatto catalano.
Bernat a mezzanotte arriva a Badalona. Badalona di domenica sera è il deserto. Camminiamo sul lungo mare, ci mettiamo a far le chiacchiere con due ragazzi. Sapete dov’è un pub? lo stiamo cercando anche noi. Troviamo l’unico locale ancora aperto. Due birre piccole, due euro e ottanta.
Fuori dall’ostello c’è l’intorto. Due ragazze e un ragazzo, loro austriache, lui non si sa, parlano inglese e noi ci sediamo su un muretto ad ascoltarli. Parliamo italiano, inglese e francese. E anche un pò di spagnolo, anzi di catalano. Giochiamo con la connessione gratis dell’ostello, facebook e myspace, ti faccio vedere le mie mail.

Lunedì mattina ce ne andiamo al castello di Montjuic. Montjuic è davvero montjuic. A paral-lel c’è un barista che fa il caffè buono. Al castello di Montjuic si arriva con la funicolare e con la cabinovia. Dentro c’è un museo militare e riusciamo a perderci e infilarci in zona protetta. Becchiamo Bernat a plaça espagna, un pò come essere a Roma, lo incontriamo sotto le due torri, un pò come essere a Bologna. E la fontana naturalmente è spenta. Arriviamo allo stadio. L’inno non ha le parole. Ci infiliamo a mangiare vicino all’università. Vi consiglio di andare a parc Guell, dalla metro sono solo 10 minuti di camminata. Dopo 30 minuti di salita pensiamo di morire. Ma il parco merita. E c’è la panchina colorata e una salamandra gigante. Bambini in gita scolastica da picchiare. E i “vorrei vivere qui” si sprecano. Ma non qui dentro al parco, ci pensi far quella salita ogni giorno?
La sagrada famiglia è un pò anche nostra. Va avanti con i soldi dei turisti quindi è un pò anche nostra quindi proponiamo di metterci un buddha dentro. L’ascensore sale sulle torri e non avevano detto che era una cosa claustrofobica. E io non pensavo di soffrire di vertigini.
Passiamo in albergo da Bernat. Scusi parla italiano? Mi sa dire dov’è la piazza col palazzo rosa? Da Plaça Catalunya verso passeig de gracia, ancora tapas e crema catalana. Poi all’oveja negra, beviamo sangria e ricordo che in Francia bevevate vino rosso e coca cola.
E’ l’ultima sera. Domani arriveranno le chiavi della macchina. Perchè non vi fermate ancora un giorno?

La mattina ce ne stiamo polleggiate nell’ostello in attesa delle chiavi. Cazzeggiando su internet. Grosse delusioni. Vale esce a comprare le sigarette. Vengo a dormire a Milano. Abbiamo le chiavi. Vengo a dormire a Milano. No non puoi capire, abbiamo le chiavi, è un miracolo. E scopro che l’omino dhl non aveva visto l’insegna da 3 metri per 6 con scritto ostello e voleva rispedire le mie chiavi in Italia. Vale l’ha minacciato con la mia denuncia, tu non hai capito, quelle chiavi adesso le dai a ME. Torniamo a hospitalet sperando che la macchina ci sia ancora. Dall’albergo non hanno chiamato e avevano detto che l’avrebbero fatto se la macchina fosse scomparsa.
La ragazza dell’albergo mi guarda con ansia, le faccio vedere le chiavi, finalmente, mi dice, che avventura eh? buon viaggio, grazie di tutto.
Nel momento in cui salgo in macchina mi arrivano addosso emozioni contrastanti per troppe cose in poco tempo.
Tendo a lasciare pezzettini del mio cuore in ogni città che visito e Barcellona non è da meno, dalla ronda litoral salutiamo per l’ultima volta la torre fallica.
10 ore di macchina senza autoradio sono una cosa devastante. Iniziamo con le chiacchiere, continuiamo con le canzoni, la fiera dell’est e gli ska-p passando per margherita è dolce margherita è vera, verso Nizza la sclero totale. Yo quiero apprender l’espagnol. Vale. Que tal? mare profumo di mare, siamo a Nizza sull’autostrada, por eso, hermano proletario, con orgullo yo te canto esta canción, somos la revolución.
¡SI SEÑOR!, la revolución . I caselli francesi contribuiscono all’esaurimento, un casello ogni dieci chilometri. Da domani inizio il corso di spagnolo. Tanto lo sai che mi trasferirò in Spagna. Que passa? Genova è nuovamente tutta intorno a noi. E’ un’impresa uscire da Genova, autostrada col limite dei 110 in salita e discesa. Genova è Nizza e Nizza è Genova. Finiamo come abbiamo iniziato. Milano sembra un miraggio. Tocchiamo il letto e già dormiamo.

Da ieri ho nuovamente un’identità, la patente è un foglio di carta, il telefono è stato bloccato ed è, per chi lo ha ora, un bellissimo sasso rosa, ho recuperato il mio numero e il commesso vodafone ha fatto malghini per lasciarmi il mio piano, il mio credito, e non farmi pagare nulla. La donnina delle poste ha fatto casino ma ho di nuovo una postepay con addirittura del credito. Il bancomat nuovo è ancora più figo, con un microchip e un massimale diverso. Ed ho una nuova carta d’identità, con una foto di ieri, con i capelli lunghi. Si perchè oggi, finalmente, ho dato un taglio netto. Cinque anni fa in Francia ho iniziato a far allungare i capelli. Oggi ho tagliato via tutto.
Ed era ora.

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5 pensieri su “Barcelona abre tus puertas al mundo

  1. A barcellona ci son stata tre anni fa e ancora la porto nel cuore, in camera ho appese ancora due delle cinque cartoline iniziali (ultimamente ciò che cade finisce in un cassetto, sul muro resta solo lo scotch^^; ). E’ terribile quando ti rubano roba all’estero io a 11 anni lasciai a St. James parck a Londra la borsetta con un blocco schizzi, pochi centesimi (che vuoi averci a undici anni in borsa?) e ovviamente la borsa non s’è più vista… sono le cose che non si possono recuperare che più ci fan male (a parte ovviamente chiavi della macchina e cell che magari sarebbe stato carino avere ancora…)
    Beh un motivo in più per un nuovo inizio: per i titolari carta + le moleskine dovrebbero essere ancora in sconto:P

  2. Ciao, mi chiamo Rudy e seguo un progetto che si chiama Blogolandia (http://blogolandia.it). Ho letto il tuo blog e lo trovo interessante così ho pensato di contattarti. Vorrei farti una proposta riguardo un urban blog; se ne hai voglia scrivimi a questo indirizzo: rudy.bandiera[at]blogolandia.it
    Grazie.
    Chiedo scusa a tutti per essere off topic e se mi sono intromesso nei commenti, ma non ho trovato nessun indirizzo eMail.

  3. il mio pc non mi permette di scriverti commenti, mannaggia.
    ci riprovo
    per dirti che sono felice del tuo viaggio
    che mi dispiace per la borsa
    ma tu stessa hai già capito quanto può essere terapeutico.
    un bacio grande
    nene-la-studentessa(again!)

  4. Ho maledetto coloro che ti hanno fregato la borsa, quindi tranquilla: gli sono cadute le mani.
    io faccio le cose x bene..XD
    Per il resto..yaya banghe muore di voglia di vederti. stai bene eh.
    un bascio

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