J’ai le mal du pays

Non è il caso che scaraventa a Parigi persone come noi. Parigi è soltanto un palcoscenico artificiale, un palcoscenico rotante che permette allo spettatore di cogliere ogni fase del conflitto. Da sola Parigi non avvia alcun dramma. Cominciano altrove. Parigi è solamente il forcipe ostetrico che strappa dall’utero l’embrione vivo e lo mette nell’incubatrice. Parigi è la culla delle nascite artificiali. Ninnato dalla culla ognuno riscivola indietro al proprio humus.

Tropico del cancro – Miller

Nuovamente, come ormai quattro anni fa, mai frase fu più adatta ad identificare IL momento.
Sono ricca di aspettative, scrivevo. E non sono state deluse affatto.
Mais dimanche soir j’ai pleuré. J’ai pleuré tous les larmes que je n’avais pas pleuré à la fin de mon erasmus.

E così Parigi fu. Parigi casa, mamma, culla, Parigi eterna.
Un viaggio di una notte lungo poco più di un’ora, o almeno così sembra, basta andare a dormire e ci si risveglia a Bercy, esco dalla stazione e la sensazione è la solita, già vissuta, già sentita. E’ come essere a casa, ma in una casa in cui non metto piede da tanto tempo. So esattamente cosa mi aspetta dopo la scala mobile, i negozietti sulla sinistra, il bar dove comprai i sigari a Bruno, la metro in cui non si può scendere se non hai già il biglietto, devi arrivare più avanti, alla piazzetta, là dove c’è il palazzetto.
Giriamo in due sotto un solo ombrello, giriamo per lasciare curriculum, incrocio le dita per il tuo futuro e i capelli mi si bagnano ma non importa. Al pont dell’Alma ci aspetta Cola in pausa pranzo. Ed è il primo balzo indietro nel tempo. Mangiamo quiche al salmone e torta al cioccolato e Irene mi attacca la mania per le macro.
Cerchiamo rifugio dalla pioggia al forum des halles, trovo la borsa viola, ci sono uomini e donne con parrucca rosa shoking che ballano le canzoni di Madonna.
Un altro salto indietro: ci vediamo davanti notre dame. Andiamo a mangiare francese, lumache, fonduta e zuppa di cipolle, mi regalano un paio d’ali, rivedo Mohamed dopo anni ed è come se lo avessi salutato pochi giorni prima. Non ti avevo riconosciuto, mi dice. Mi regala il portachiavi della Tunisia e ci porta in un discopub dove lavora la sua amica. Beviamo cubalibre e non siamo più abituate al fumo dei locali. Rientriamo a piedi alle tre di notte. Amo la vita di questa città. Ci fermano due ragazzi, scherzano con noi guardando la cartina, ci danno la buonanotte e ci lasciano andare a dormire.

tour eiffelMohamed, Yaya, Nene

Sabato non piove, raggiungiamo gli amici in giri di shopping, mangiamo in una bettola giapponese con i cuochi a vista, organizziamo concerti, corriamo al canal st.Martin e ci chiediamo come faccia il battello a passare la chiusa, vediamo negozi colorati, a Pigalle al mio sexyshop preferito provo corsetti e vestiti di latex, aperitivo al Babel cafè e pareti di legno, cena a montparnasse, il cameriere mi ama e magari adesso entra quel cantante dalla porta. Il sidro ha bassa gradazione alcolica ma a noi basta per lasciarci andare. Tanto non capiscono la nostra lingua.La scalinata di Montmartre è piena di gente, passeggiamo guardando artisti dipingere ritratti.
E poi ci aspetta un locale. Ho imparato a Parigi ad amare l’hiphop e questa sera c’è questa serata gratuita. Ci sentiamo un pò mosche bianche circondate da chi balla meglio di noi. L’uomo dei nostri sogni entra mentre stiamo andando via, lo incontriamo al guardaroba.

st Martinmontmartre

Ed è già domenica mattina, ultimo giorno ma mi sembra di essere qua da una settimana, Clignancourt e bancarelle e vestitini e pranzo vegetariano con riso ai pistacchi, carne di soja e banane. Cerchiamo un’installazione di arti plastiche, finiamo dentro ad un ospedale, dentro alla chiesa dell’ospedale e guardiamo Parigi da un periscopio. Moschea con Cola, thè alla menta e uccellini che entrano, jardin de plantes e buffi animali. E sai, sono presa un pò male. E allora parti, mi dici.
Prendiamo le nostre cose, con calma torniamo in stazione, ciao ciao con la manina a boulevard richard lenoir.

clignancourtmostro al jardin de plantes

Quando son partita, 4 anni fa, avevo un fidanzato a Parigi, sapevo che sarei tornata presto, e non ho versato lacrime. Stavolta non so quando tornerò. Ho recuperato le lacrime che non avevo pianto. E il treno è partito mentre Konstantine scendeva le scale..

 

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6 pensieri su “J’ai le mal du pays

  1. Mi fai venir voglia di tornarci a Parigi… L’ultima volta che ci son stata purtroppo non mi aveva fatto una bella impressione, ma a 10 anni me ne innamorai… Poi mi ricordo che l’ultima volta si scoprì un parchetto delizioso vicino a Notre Dame subito dall’altra parte della Senna… Chissà magari tu lo conosci pure… ^^

  2. I jardin de luxembourg non sono vicini alla Tour Eiffel?
    Quelli che dico io erano proprio piccolini, erano una specie di giardini di quartiere, scoperti per caso passeggiando sulle torri di Notre Dame…

  3. Je vois à nouveau ma Paris parmis tes mots…c’est La Ville, la où recherche éternelle s’endormie, où les questiones ont disparu dans les réponses. Ma Paris s’est l’été d’automne, c’est le voyage jamais fait puisque on y part mais jamais il y a de retour. Paris qui c’est l’etre et pas le devenir, on est devenues Paris, on peut destinées à etre…
    Je t’embrasse très très fort.

  4. Je vois à nouveau ma Paris parmis tes mots…c’est La Ville, la où recherche éternelle s’endorma, où les questiones ont disparu dans les réponses. Ma Paris s’est l’été d’automne, c’est le voyage jamais fait puisque on y part mais jamais il y a de retour. Paris qui c’est l’etre et pas le devenir, on est devenues Paris, on peut destinées à etre…
    Je t’embrasse très très fort.

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