Lunedì 28 Marzo 2005
Cerco il sole in alto apro piano gli occhi e cerco un sole che non c’è.
Ricca mi corteggia da tempo per tornare al rockplanet. Mi dice ti giuro l’età media non è bassissima, sono tutti più che maggiorenni.
Alla fine ci facciamo convincere dal fatto che suonano i Gemboy, dal fatto che conosciamo il bassista, dal fatto che ci sono alte possibilità di entrare gratis.
Incontro a casa di Naty. Caffè a cui difficilmente rinuncerò dalla prossima settimana. Nocino e chiacchiere di gente sonnambula che ha distrutto famiglie, ucciso moglie e figli in deliri onirici.
E in macchina due davanti e due dietro parliamo di aquiloni e di camion incastrati in sottopassaggi e parliamo di vacanze e di voglia di mare e di spiaggia.
Entriamo sorpassando tutti. Ho già visto il tipo all’ingresso. Fra mi riporta ricordi di 10 anni fa. Prendeva il treno con noi.
Assurdo viaggio nel tempo con la mente.
E come già immaginavamo bassa l’età media, additiamo strane persone, se mia figlia torna a casa con uno del genere non lo faccio entrare. Lei cercava il punk, io l’hiphop. Usciamo deluse.
Mandiamo avanti orologi.
Ed è pasqua di pioggia e troppo cibo.
E un incontro fugace toccata e fuga avrei voluto vedere la rocca sotto alla pioggia. Mi accontento di un caffè veloce in bar hardcore a cui non daresti un centesimo. Unico bar aperto. Fornace Zaratini. Incontro veloce.
Ed è pasqua di parenti e cioccolata e di cugini fidanzati.
Yes indeed I`m alone again and here come emptiness crashing in it`s either love or hate
Progettiamo un viaggio a NewYork. Io e Maya. Giovane cugina di tre anni più piccola di me. E’ così bella. Progettiamo di volarcene in America insieme. Domani cerco un volo, promesso. Abbiamo una zia che vive a NewYork, è tempo di andarla a trovare.
Giochiamo con didò colorato che odora di frutta ed è salato in bocca. Giochiamo come bambine disegnando facce sull’involucro in plastica che contiene le sorprese di cioccolatose uova di pasqua. La cugina piccola ci guarda con aria superiore. Noi superiori a lei continuiamo a modellare plastilina colorata.
Il suo ragazzo continua a darmi quindici anni. Di testa. Ma la cosa non mi preoccupa.
E’ simpatico e lo vedo bene con Maya.
Sono solari insieme.
Sudamericano e romagnola insieme.
E ho mangiato troppo, come ogni volta, non so resistere ai dolci della nonna, ai liquori della nonna, rientro brilla e felice.
Ed è lunedì di sole. Ho comprato “le ore” di Michael Cunningham alla Feltrinelli e non riesco a smettere di leggere, stesa nel letto con cuffie nelle orecchie leggo e non ho voglia di smettere. Devo ancora riprendermi dal cambio dell’ora.
Mi chiama Francesca. E’ una bella giornata: usciamo.
Lei recupera Matteo. Io Martina e cugina di Martina.
Incontro da Fra con Andrea che suona. Mettiamo un cartello fuori dalla porta? Lasciate offerte, il musicista ha fame.
Il papà del musicista mi ripara l’ammaccatura sulla fiancata della lancia blu.
Con un giorno di ritardo mi godo la rocca. Sotto al sole. Partite a calcino. Calcio balilla. Quello che è insomma.
E bevo succo di fragola e fa caldo e Fra vorrebbe sposarsi a LasVegas vestita da Madonna con Andrea vestito da Elvis e “like a virgin” in sottofondo.
Domani telefoniamo alla Corrida. Vogliamo partecipare come pubblico.
E rientro a casa e nostalgica comincio a sfogliare foto di altrui album.
E penso non so cos’ho.
Ogni tanto capita quella sensazione di sospensione generale.
E manca quel sorriso che tanto vorrei, e manca il sentire qualcuno che vorrei più vicino.
Sensazione generale.
Vorrei essere qualcosa di diverso che non posso essere. Vorrei che mi guardasse e vedesse ciò che io vorrei che vedesse.
Vorrei che alzasse gli occhi in un giorno di sole e capisse.
E c’è chi era mio un anno fa. Ha preferito un’altra e ora a un anno di distanza proposte oscene diventa la mia amante, scappo in Italia da te, facciamo un weekend romantico io e te. Vive dall’altra parte del mondo e mi tenta con proposte oscene.
Non mi ci vedo nel ruolo di amante. Troppo complicato da gestire.
E già, forse, troppe volte, mi ci son ritrovata.
Venerdì 25 Marzo 2005
Canonico ormai il ritardo.
Oggi ho sentito la tua voce. Giriamo in macchina. Racconti di una vita che pensavo più lontana di quanto non sia.
Abbiamo vissuto nella stessa città.
Voglio un ago sporco di inchiostro a penetrarmi la pelle in profondità.
Ho paura del sangue.
Cose in comune. Persone in comune. Chiacchiere e birra. Scritte sui muri. So guidare.
Indolenza che mi blocca un giorno in più a casa a poltrire in giro in pigiama non struccata non ne ho voglia.
Ancora un treno, devo rientrare: Claudia mi aspetta per andare a ballare-
Progetto folli fughe oltralpe. Sei così simile a me. Così simile e così lontata. Così che a volte fa male. Mi manchi.
Progettiamo fughe non riuscite.
Claudia mi aspetta per le 23.30 e mi vesto controvoglia. Ci sono breakers che si esibiscono. Gare tra crew. E battute acide. E due occhi neri ti ho già visto al Pimp e abbiamo amici in comune. Vodka lemon e vestito a fiorellini.
Giornata sospesa nel vuoto senza senso con sveglia troppo tardi. Il sole già alto da troppe ore suona la sveglia mi godo biscotti al cioccolato a cui dovrò rinunciare dalla prossima settimana e strano senso di inquietudine a cui non so dare un volto.
E poi e poi se ti scopri a ricordare ti accorgerai che non te ne importa niente e capirai che una sera una stagione son come lampi luci accese e dopo spente
Non so cosa sia, chiamiamola apparente depressione.
E’ arrivata la primavera e il cappottino bordeaux mi copre leggero.
Troppa cioccolata oggi.
..e quel vizio che ti ucciderà non sarà fumare o bere ma è qualcosa che ti porti dentro cioè vivere vivere e poi poi vivere e poi poi vivere..
Ho nascosto la testa sotto al piumone. Posizione fetale caldo utero alzo il volume cuffie alle orecchie alzo il volume fino a far male.
Lunedì 21 Marzo 2005
Una cosa più delle altre accomuna questi giorni: il sonno arretrato.
La “casa matta” mi ha accolto per due notti. Identico il locale. Diversa l’atmosfera. Diverse le persone. Io in minigonna in cerca di conferme.
E ho lasciato un numero di telefono, un giorno sfogliando la rubrica troverà quel nome, forse sconosciuto, e si arrovellerà per sapere a chi appartiene.
Poche ore di sonno mercoledì notte. Ancora meno giovedì
Mi alzo presto, devo recuperare una bimba.Bimba Alù arriva in stazione alle 10.30 e alle 10.15 ancora non ho preso l’auobus. Non posso farla aspettare, sto arrivando.
La mia casa è un disastro e non ho voglia di preparare la valigia. E’ un disastro e come sempre butto tutti i vestiti sul letto e comincio a pensare cosa mettere in valigia e cosa lasciare a casa. Cerco di ripristinare un aspetto decente. Rischio di trauma cranico contro il bordo della vasca e bernoccolo non troppo evidente placato sul nascere da surgelata verdura mi terrà compagnia per qualche giorno.
Pranzo ipercalorico con Fede che parla di ricordi di vacanze e giri pomeridiani per bancarelle colorate e non facciamoci investire dalla macchina e compro una borsa.
Come sempre.
In treno ascoltiamo una cuffia a testa lettore mp3 ridiamo per il buffo accento dei miei nuovi amici. Arriviamo a Modena. Mi guarda. Lo guardo. Alù hai visto che carino? Scendo. Lui ha cambiato posizione per guardarmi. Torna sul treno mi dice ma non posso.
Ciao ciao con la manina. Magari era l’uomo della mia vita.
Fuggirei a Genova con te ma non posso.
Macchina che non sfreccia sull’autostrada troppa gente si muove verso nord. Sosta rapida appoggiamo le valigie, ci cambiamo in fretta, gente ci aspetta per cena.
E finalmente vedo gente di cui ho tanto sentito parlare, presentazioni e volti nuovi. Rivedo volti conosciuti siamo tutti attorno a un tavolo e giochiamo coi fiori. Veri i fiori al centro della tavola stacchiamo petali fingiamo che siano lacrime e scattiamo foto.
Beviamo vino rosso cin cin alla goccia. Cantiamo canzoni animaliste dall’americano testo tradotto a caso per tutto il weekend cantiamo la canzone riadattiamo ogni canzone che cantiamo su ogni musica ripetiamo le stesse parole e passa attraverso alla porta.
Ci traferiamo nel bar, ancora visi nuovi, ancora nomi che già conosco. Ed è il compleanno di qualcuno brindiamo con spumante, scoliamo chupito, bevi questo cocktail mi dice Nene, si chiama “non torno più”. E un motivo c’è.
Occhi chiusi e sensazione troppo familiare. Occhi chiusi e sembra che il mondo stia girando attorno a me.
Che si fa? parlano di locali dai nomi socnosciuti. Si punta al rocket. Piccolo locale piccola la pista, forse abbiamo pogato, lo confermano i vari lividi che mi ritrovo per il corpo.
Ricordo qualcuno che ballava con me, ricordo le mie braccia cercare una bimba. Aiutami, non voglio ballare con questo. Rido. Aiuto.
Hey, Jude, don’t make it bad Take a sad song and make it better Remember to let her into your heart Then you can start to make it better
Ritornello ormai entrato in testa canticchiamo verso la macchina cambiando ormai ogni parola con la canzone del momento
laaa la la lalala la lalala la hey jude
Mi sveglio in un letto enorme con muscoli doloranti e testa sottosopra. Bevo thè alla vaniglia e guardo Nene creare vestiti sulla carta, mano veloce, davanti ai miei occhi.
Ci prepariamo veloci, vestiti leggeri, farà caldo a Milano.
Alù e Debby, l’appuntamento è all’incrocio di una strada che non conosco.
Ristorante cinese combattiamo con bacchette, prendiamo piatti da porzioni troppo grandi, non resistiamo al gelato fritto.
E siamo in quattro in casa a prepararci, in quattro allo specchio con trucchi alla mano, piastra per capelli e prove di vestiti.
Alcatraz discoteca rock urliamo e balliamo, saltiamo felici in mezzo a tanta gente brucia la gola rinfrescata da Long Island. Cocktail fresco e giochiamo col ghiaccio passato lento sulla pelle e le labbra.
Rientriamo troppo stanche. Rientriamo e c’è gente nel mondo ancora sveglia a quest’ora, messaggi sul cellulare, c’è gente che vive ancora a quest’ora.
Ed è domenica di riposo, domenica di giri in macchina per una Milano mai vista da questo punto di vista, domenica di partenze.
Alù acompagnata in stazione. Nene salutata dalla porta di casa.
Sono stanca, mi fermo a dormire a Modena.
E’ primavera, svegliatevi bambine
Tornerò presto. Tornerò a Milano. E’ una promessa.
Qui. Lo prometto.
Mercoledì 16 Marzo 2005
Rabbia.
E c’è ben poco da dire o spiegare.
E’ rabbia quando non hai qualcuno a cui addossare responsabilità, nessuno a cui dare colpe.
Dicono abbia chiesto di me.
Come siamo cambiato in questi undici anni. Come, in fondo, siamo sempre gli stessi. Avrei preferito rivedervi in altre occasioni.
E sono flash.
Alle medie eri quella con le tette più grandi e ho visto il tuo primo bacio, la buffa faccia che hai fatto quando per la prima volta salutandoti ha appoggiato le labbra alle tue e per qualche secondo sconvolta da quel nuovo contatto e hai riso.
E un giorno difficile pesante sulle spalle segna la fine.
Siamo alla resa dei conti.
Rivolgo parole e lacrime al cielo.
Ti voglio bene piccola, te ne voglio così tanto.
E recupero la mia amica ti prego stasera ho bisogno delle tue coccole, stasera ho bisogno di bere e il locale è mezzo vuoto il proprietario ci offre birra e patatine.
In radio trasmettono voci stonate di un karaoke di Imola.
E sabato sera in macchina strade perdute abbiamo deciso di non prendere l’autostrada e vaghiamo per ore per strade semideserte.
Ma gente troppo piccola in un locale che ho semrpe frequentato di venerdì ci spinge alla fuga. Mai più di sabato.
Risaliamo in macchina fuggiamo di qui e mi ritrovo sorpresa in strade in cui circolo solo a piedi. Cerco di distrarmi ma ancora fa male vi prego toglietemi questo peso dall’anima.
Domenica 6 Marzo 2005
Treno diretto a Modena. Ritardi in ogni direzione.
Saliamo, ci chiudono dentro, non si può uscire, signora impazzita grida al sequestro di persona e minaccia denunce alle ferrovie dello stato.
Memole oltralpe mi scrive che non ci sarà stasera, nè lui nè l’ambito fratellino.
La ragazza davanti a me disegna con la matita nera, disegna sul blocco tenendolo sulle ginocchia, disegna occhi profondi e lei non sa che vorrei entrare nel suo disegno, vorrei perdermi in occhi neri come la notte con tratti di matita.
Credevo che ormai avesse perso la capacità di sconvolgermi.
Credevo che ormai il tempo delle chimere fosse passato.
Credevo di aver raggiunto un equilibrio non scalfibile facilmente.
It’s way too late to be this locked inside ourselves The trouble is that you’re in love with someone else It should be me. Oh, it should be me
La canticchio a Debby mentre prepariamo la cena e mi chiedo se non manchi un “fuck” da qualche parte.
Iniziamo a prepararci per la serata.
Ed ecco la consapevolezza che crolla al suono del telefono con la canzone di Gackt.
..cosa d’alta magia il non ferirsi mai
Crolla la consapevolezza avevo detto nessuna parola in questo momento è meglio tacere e già da estranei contestata vorrei incontrarti anche ora e mi fa male sono braccia di un’altra persona, non sono le mie cazzo non sono le mie.
..it should be me. Oh, it should be me..
Interiormente passa l’amarezza dopo un pò?
La nostalgia, la rabbia, c’è di tutto qui dentro e non passa più e non so come farli passare.
Il nostro locale preferito è più vuoto stasera e le promesse non vengono mantenute. Poche femmine ci facciamo battere da due simil-veline probabilmente non maggiorenni vorrei andare lì e sfidarle e non ho perso il mio potenziale sull’ergastlano e questo mi basta a riguadagnare il sorriso.
Sono i soliti giochi di chi scappa e chi insegue ci ritroviamo a metà strada al centro della pista.
Mi porto a casa Debby.
In treno una cuffia a testa settimana enigmistica e matita di hello kitty discorsi su sesso a voce troppo alta ho un righello nella borsa la gente ci guarda sconvolta. Rientriamo caggiando davanti a un computer conosciamo noto componente di noto gruppo della zona ci organizziamo per vederci in serata.
E sotto alla torre dell’orologio ci incrontriamo e fa freddo e c’è gente strana un ubriaco urla ragazze dov’è la stazione per tre volte lo urla.
Birra e chiacchiere strano locale e bella folle cameriera.
Ci autoinvitiamo alla serata riminese viaggio in una macchina dai sedili zebrati vaghiamo per strade e finiamo in spiaggia. Il mare di inverno bellissimo sotto al cielo stellato.
Rientriamo alle cinque e le chiacchiere in macchina e domenica noiosa sul divano stese David Bowie e folletti alla tv anneghiamo i dispiaceri nel gelato.
Crepes calde gelato e salsa al cioccolato zuccheri a compensare la doppia carenza di affetto.
Passa un altro weekend troppo in fretta sono davanti a un bivio e non so quale strada prendere.
Giovedì 3 Marzo 2005
Neve a gravidi fiocchi sulla città ancora troppo freddo.
Aula studio deserta scappiamo per pranzo, brioches al cioccolato e thè ai frutti tropicali alle Scuderie, nascoste dietro al palco di legno speriamo non ci vedano i camerieri mi sa che non possiamo stare qui.
Nevica ancora e non ho più simboli da associare a questa neve.
Vorrei ritornare in quell’osteria a recuperare i miei ricordi felici annegati nel ghiaccio.
Nemmeno due settimane e sono una stupida contraddizione in termini. Lunatica paranoia non mi ritrovo nella parte da stronza.
Dicono che il tempo sia la miglior medicina e allora aspetto il tempo aspetto scorre e a volte sono ancora triste e a volte vorrei. Cazzo un messaggio o ‘fanculo non lo so che vorrei.
Vorrei tornare a un passato di fiori e gonnelline quando non mi importava.
Vorrei non dover ricucire pezzi di anima.
Vorrei oblio alcol in gola e penso che sono ciò che sono per colpa e merito di ciò che ho vissuto e non agisco per come vorrei essere, ora men che mai questo è ciò che vorrei essere, agisco perchè ciò che sono è il condizionamento di ciò che ho vissuto e sono io ora ed è ora di vita, recupero la mia amica, andiamo a bere ne ho bisogno.
Mercoledì di deserti pub finiamo all’Empire con bellissimo cameriere ci passa Bacardi da venticinquemilaeuro, si accettano assegni, sediamo al bancone in chiacchiere decidiamo all’ultimo momento di andare a ballare, non siamo troppo male, pure tacchi alti, decidiamo di andare a ballare e il bellissimo cameriere nemmeno sa dove sia il Vicolo, verrei volentieri con voi ma stacco tardi.
Solita musica mista del Vicolo che passa da house a hiphop a velocità impressionante individuiamo sosia del professore di controlli automatici e uomo triangolo in audaci approcci lingua in bocca con ragazza mora, beviamo mojito e scansiamo maniaci, smettila di provarci con lei, lei sta con me.
Mitch si mette a ballare con noi, ragazze vi faccio vedere come ballano i ragazzi italiani, scimmiotta movimenti impacciati, gli americani sono meglio. Viene dalla Florida Mitch.
Martina sfoggia uno splendido british accent mentre io capisco la metà delle cose che si dicono e mi guardo intorno. Ci raggiunge Veen, nome d’arte inventato per assomigliare al nome italiano che vorrebbe, ho davvero un cugino che si chiama Veen mi dice, siete più carine alla luce, di solito è il contrario.
Usciamo nella fredda notte bolognese, we’re not following you.. tomorrow? double date? Chissà se hanno trovato la strada..








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