Lunedì 28 Febbraio 2005
Sono solo una stupida incostante. Dalla disperazione più nera alla felicità e basta qualche parolina al momento giusto.
Riesci a vedere cosa hai fatto al mio cuore e alla mia anima? cantano gli Interpol.
Passata la febbre, passato il mal di gola. Mi sono concessa pausa dagli stravizi e mi sono fatta coccolare da voci e messaggi.
e porgi in dono la tua essenza misteriosa, che fu un brillio fugace qualche notte fa
E quasi mi odio quando sono felice.
e fanno presto a farsi vivi i miei sospiri che alle pareti vanno a dire “ti vorrei qua”
Sono uscita il tempo di qualche veloce acquisto. Lettore mp3 alle orecchie ho messo la riproduzione casuale. Mi sono sorpresa su Slow Hands, Catena, Nuotando nell’aria. In sequenza. Sorrido ebete. Cohelo li chiama simboli.
E penso che ho quasi finito il riso, che devo comprare le verdure e qualche sugo. Magari avrò ospiti a pranzo.
Faccio discorsi inutili.
E mancano pochi giorni alla primavera, in testa martellanti le parole di Erica Jong, ormai manifesto rappresentativo della nuova me stessa.
..finalmente volo. Non posso dirvi che sia per via di un uomo, o di un libro o per via della luna. Posso solo dirvi che mi sono liberata della prigione di me stessa e che mi muovo nel mondo senza paura.
Sabato 26 Febbraio 2005
Psycocandy mi risuona in testa.
Sono rientrata a Bologna con un giorno di ritardo. Non mi sentivo bene.
Col senno di poi mi rendo conto che poteva essre un’avvisaglia.
Col senno di poi sono contenta di non aver dato ascolto all’avvisaglia.
Ho trovato il quadernino dell’erasmus. Cronaca puntigliosa dei giorni da diciannove settembre al trentun ottobre duemilaetre. E anche se è fermo ad Halloween, anche se mancano più di tre mesi, anche se troppe cose non sono documentate, mi sono messa a piangere.
Mi pento di non aver tenuto traccia di tutto. Ma il ricordo è indelebile nella mente.
Doveva essere cena greca e trasilvania ma finanze troppo basse non consentono l’accoppiata e così propendiamo per pub e basta e Silvia si unisce a me e Lucy ed è così bella nei suoi guanti di velluto nero.
La sera parte triste e si riprende poco alla volta con messaggi stupidi da tavoli di arrapati e ci aggiungono due persone al tavolo e salgo a vedere chi c’è al cinquantanove, ci hanno scritto dei ragazzi dal cinquantanove, Sere vai in avanscoperta, va a vedere come sono. E mentre chiacchiero coi siculi mi accorgo di un viso noto, un obiettivo individuato al vicolo, che non ci aveva considerato di striscio. Lucy scrivigli subito.
Buffo il destino a volte.
E la notte Bolognese mi sembra meno fredda stanotte e Lucy è arrabbiata perchè l’ho abbandonata ma ho un numero speciale sul cellulare e rientriamo e divoriamo il pandispagna fatto prima di uscire.
Mercoledì di gita scolastica. Gita universitaria che sembra tanto gita delle elementari siamo in dieci con professoressa al seguito in piccolo autobus suburbano direzione Cineca.
Ed è tutto tanto bello e chissenefrega se ho i piedi congelati mi perdo in visioni di ricostruzioni bolognesi con tanto di colline e San Luca e forse farò la tesi qui.
E ci son messaggi sul cellulare e un paio di messaggi mi fan sorridere, è felicità allo stato puro, quella che fa camminare sulle nuvolette. Stasera vedrò un film.
Dalla stanza di Fede, dopo la partita, aspetto la fine della partita, pensavo avrei aspettato di più, e consueto thè e il letto di Fede e “the dreamers” è così bello ambientato nella città che amo. Così bello il film e così dolce la compagnia.
E non dirmi anche tu che assomiglio a quell’attrice, non le assomiglio punto e basta (magari, penso).
Così dolce che. Vorrei che questa notte non finisse.
Leggero mal di gola al risveglio, mal di gola che si trasforma in nausea e vertigini e febbre alta. Vai a casa, non voglio contagiarti.
Ricordo telefonate e Vale che entrava in stanza, ricordo papà che mi aiutava a far la valigia ma non ricordo di essere entrata in macchina.
Ricordo di aver esortato mamma a guardare bene se nella pubblicità del ristorante giapponese in fondo all’autobus ci fosse scritto il giorno di chiusura ma non ricordo di essere entrata in autostrada, ricordo, come prima cosa appena arrivata a casa, di aver agguantato il termometro e dopo pochi minuti averci letto un trentanove sopra.
Ricordo il dottore venerdì mattina ma non ricordo a che ora. Ricordo di aver avuto allucinazioni e poliedri colorati e la testa pulsava e superfici parametriche e mamma e la spremuta e l’anibiotico.
Ho un pigiama troppo grande, ciondolo per casa, cazzeggio davanti a uno schermo, mi nutro di brodo e cortisone ma riprendo la mia lucidità.
E qualcuno si sta facendo sentire spesso.. e io sono felice…
Lunedì 21 Febbraio2005
Il giorno è arrivato. So the day has come…. Mai mai mai più.
La valanga di cose che avrei voluto dirti è rimasta nel mio cervello.
And so the day has come. Inesorabile.
Non scelgo mai i posti a caso.
Magnifica io dentro abiti nuovi scappata da una palestra doccia e crema arrivo raggiante e felice ordino carne di girarrosto e verdure formaggio cipolla sapore dolciastro che torna come monito di ciò che devo dimenticare che più non è.
‘fanculo al mio esere bella ‘fanculo alle belle parole ‘fanculo all’aspetto curato con cui mi affaccio al mondo.
Mi chiedo solo che cazzo manca.
Ed è a casa tornata infermiera a prendermi cura di due genitori infetti è a casa nel mio letto ad un’ora imprecisata tra e 3 e le 5 nel mio letto sogni deliranti dopo stupidi sms autolesionisti manda tutto a ‘fanculo per me e lì in quell’ora tarda dopo sogni allucinanti.
E’. Tutto. Chiaro.
Come leggera alba splendente sole che piano sorge.
E’ tutto limpido.
E non c’è più bisogno di.
Non cerco più.
La sensazione è la stesa di quando hai fatto le ore piccole per finire un puzzle e sei stanco e non ne puoi più ma devi finirlo, la sensazione è la stessa di quando prendi in mano quel fottutissimo pezzettino di puzzle, l’ultimo, e lo incastri. E guardi davanti a te e tutti i pezzi sono incastrati l’uno nell’altro. Pace.
A Bologna prevedono neve e io giro spavalda nel cappottino bordeaux da mezza stagione e una sciarpa calda e miliardi spesi in originali cd.
Quattro ragazze e siamo così diverse l’una dall’altra nel mio locale preferito siamo quattro ragazze e la colonna sonora è sempre quella e l’ergastolano balla con la bionda e non mi degna di uno sguardo e sono conferme sull’età di mariachiara e mi sento più pedofila non quanto non sia sempre stata.
E’ lo stesso sangue a scorrere nelle sue vene. Consanguineo fratello 24 anni ti sei persa una fantastica serata ieri e ricorda il mio nome e mai lo avrei immaginato.
Pensavo ballasse con me solo per animare un pò la serata triste. Mio fratello ha il tuo numero, perchè io no?
Ti sei persa una bella serata improvvisa un freestyle a tema con i miei studi e serata con Posi Argento che canta sul palco e i miei occhi ammirati da fatina e stelline.
Ed è strano girare in macchina per la stessa Bologna che conosco a piedi o in bici arriviamo a porta S. Felice c’è un forno aperto.
Ci svegliamo sotto grossi fiocchi di neve. L’avevano prevista e la stavo aspettando.
Da un anno o poco più quattro nevicate e ognuna ha rappresentato qualcosa.
Era il primo dell’anno e non ci aspettavamo la neve a Parigi.
Era marzo e scattavamo foto con manette alle mani.
Era ancora gennaio e cercavo di rinascere.
E ora eccola, non cerco più, aspettavo con ansia questa neve silenziosa neve a fiocchi grandi bianca e pure lava e cancella via tutto silenziosamente senza fare male.
Giovedì 17 Febbraio2005
Martedì
Antics nelle orecchie.
Sono stati giorni strani, difficili da definire. Strano il clima, strane persone, strano modo di guardare la vita.
Però è bello incontrare una persona speciale e basta uno sguardo complice ed è già tutto chiaro, e basta un “stasera usciamo vero?” e si organizza.
Attese al freddo, niente Empire, proviamo al Transilvania, c’è il giochino nei messaggi.
Scrutiamo tavoli e numeri. “ciao bel moro” a che tavolo lo mandiamo? dimmi un numero a caso, ci sarà un moro al 95? mandiamo messaggi a caso e non rispondiamo al ragazzo che viene da noi dicendo “ci avete scritto voi due?”
Altri messaggi, che fate di bello? siamo al 33, siamo le due carine…
Troppo bello il ragazzo appoggiato alla colonna. “dai vieni al nostro tavolo”. Sul biglietto abbiamo scritto “per il tipo con la berretta appoggiato alla colonna di fianco al tavolo 14″.
Risponde. Voglio conoscerti. Sì ma quale? Dai accompagnami. Non ci penso neanche, che poi mi si appiccica l’amico schifoso.
Abbiamo parlato un’ora, di viaggi di musica, conosce gli Interpol e ho Antics nelle orecchie, parliamo di università e scherziamo sull’età, suona in un gruppo e racconta di aver vissuto a Milano, dove faceva il modello. Modello di Milano io ho vissuto a Parigi e voglio imparare lo spagnolo. Un’ora di chiacchiere e lasciami il tuo numero che quando ricarico ti chiamo.
L’amico di Lucy mi ha riconosciuta dopo ore. Ti offro una birra, ne ho bevute troppe e pure tu credo. Sei ubriaca? no. Solo felice. Chissà che penserai di me, chissà che ti avrà raccontato Lucy su di me.
Stavo dimenticando il maglioncino nero al Transilvania.
Avevo detto a Fede che sarei rientrata per mezzanotte, alle tre stavo aprendo la porta di casa.
Mercoledì
Dovevo andare a Modena, prevista uscita a quattro; come fossimo accoppiati, nessuno lo sa. Io con Debby e Mariachiara con Pollypocket, credo.
La mia stellina scaltra ha recuperato un bramato numero di cellulare e mi sto attrezzando per ricambiarle il favore.
Mi serve una scusa per potergli scrivere. Preoccupata per la sua salute ne approfitto per inviare messaggi senza destare sospetti. Mi spiace che tu stia male, spero di vederti presto. Non usciremo stasera, niente uscita a quattro con dubbi sulle coppie. Spero di stare bene sabato sera, grazie per esserti preoccupata per me, un bacio.
Ripieghiamo sul mercoledì serata con lo sconto al cinema, secondo spettacolo che Fede deve andare in palestra.
Esco dal laboratorio e non riesco a credere che sia neve quella che cade dal cielo, giorni strani, strano il clima.
Ceniamo e ci prepariamo, scambiandoci trucchi e schiuma per capelli e consigli. Stiamo per uscire e rientra Vale, datemi il tempo di far la doccia e vengo con voi.
Autobus senza biglietto ci raccontiamo delle persone famose incontrate a Bologna. Un amico di Vale sta in via Paolo Fabbri.
Arriviamo al cinema con quindici minuti di ritardo rispetto a ciò che ci eravamo promesse. Divoriamo popcorn e ridiamo come matte ridiamo sovrastando gli altri presenti in sala ridiamo fuori dal cinema sull’autobus e i discorsi si spostano dal film ai cioccolatini alle lampade abbronzanti.
Particolarmente interessato il signore alla mia sinistra forse medita anche lui una lampada trifacciale, forse solo avido signore guardaci siamo belle, felici ragazze dai frivoli discorsi.
Strada deserta vorrei veder cadere una stella ora, stella stellina ho tanti desideri da esprimere.
Martedì 15 Febbraio2005
domenica
Mai più farò colazione alle 4 di notte con pizza al salame piccante. Lo prometto a me stessa, mai più.
Mi trascino zombie per casa, pigiama con gli orsetti e trucco sbavato. Mai più.
Vale mi chiama dopo pranzo, vengo da te tra mezz’ora.
Lista di canzoni da ascoltare in macchina, stravaccate sul divano in ozio domenicale con film non troppo allegri e il solito thè caldo e pandistelle.
Stravaccate sul divano con la copertina addosso tazza calda tra le mani e ragazze suicide alla tv.
Sal non vedrà mai più Dean, lo saluta dalla macchina. Addio.
erano tutte istantanee che i nostri bambini avrebbero guardato un giorno con stupore, convinti che i loro genitori avessero vissuto una vita liscia, ben ordinata, delimitata dalla cornice di quelle fotografie e si fossero alzati al mattino per incamminarsi orgogliosi sui marciapiedi della vita, senza mai sognare la stracciata pazzia e la ribellione della nostra vita reale, della nostra notte reale, l’inferno di essa, l’insensata strada piena di dubbi. Tutto questo dentro a un vuoto, senza principio e senza fine. Compassionevoli forme d’ignoranza. Addio, addio
Lunedì
Affondo.
Scrittura incerta appoggio gli anfibi sul sedile di fronte. In volo. Lontano da qui. Scorre il sangue.
Ascolto turn on the bright lights degli Interpol. Musica colonna sonora di questi giorni e sono note di Interpol, Marlene Kuntz, Lost Prophet e Alice in chain in treno dondolante treno cuffie nelle orecchie. Colonna sonora che fa da sottofondo mentre cammino con una valigia in mano. Detesto gli autobus. Cammino quando posso.
perché si sente male,molto male, amando,amando amandoti ancora.
In un giorno che cancello dal calendario e non certo per la stupida festa commerciale che rappresenta.
Ho bagnato il pennello, acquerelli, ho preso acquerelli dai colori delicati e coloro le mie giornate.
e non è facile dovresti credermi sentirti qui con me perché tu non ci sei
Ho riempito la vasca di acqua bollente. Bolle colorate. Esco dal torpore e il cielo si fa grigio. Nel giro di due minuti il cielo si fa grigio e grosse noci di ghiacchio cadono dal cielo imbiancano il giardino rumorose noci di ghiacchio e io pensavo grandinasse solo in estate.
Cinque minuti di ghiaccio e nel giro di altri due minuti il cielo si fa azzurro e torna il sole.
E io guardo dalla finestra respiro che si addensa sul vetro guardo fuori sorpresa e affascinata bimba curiosa e mi chiedo cosa rappresenti la distesa di biglie di ghiaccio davanti ai miei occhi il sole le sta già sciogliendo.
mi piacerebbe sai sentirti piangere anche una lacrima per pochi attimi
Domenica 13 Febbraio2005
giovedìvenerdìsabato
Sono una bambolina di ceramica e vetro forgiata in un freddo natale.
Vetro scheggiato. Non si ripara più.
Non si può riparare il vetro, si può solo sostituire.
Riprendo a modellare me stessa. Mille addominali, forza, cinque sei sette otto su quella testa.
Coloro bianchi fogli di carta con colori a cera. Ghirigori e segni senza senso.
Olio ai fiori.
Incenso che brucia.
Donne e abbracci.
Ho visto una maglia con una fata. Le stessa fata a matita su un foglio bianco. Un giorno ci incontreremo di nuovo.
Solite ferrovie trenitaliadelcazzo e avevo fatto presto per chiedere informazioni su treni internazionali e cose varie e la biglietteria è chiusa e devo aspettare un’ora sul binario accanto a un adorabile stupido.
Stupida Sere.
Salgo in treno e mi ritrovo seduta davanti al mio prof universitario, signorina pensa di laurearsi prima o poi? Ce la farò. le chiedo un consiglio, che faccio lo rifiuto quell’esame? Dice che dovrei?
Ma che ci fa lei qua? Raggiungo una persona speciale, andremo a ballare!
E la musica mi circonda e tutti conoscono tutti e iniziamo a chiamare la gente con strani nomi.
Mariachiara non sta bene, ci guarda dal palco. Ironizziamo sulla sua età incerta, piccolo bimbo, forse studia per il compito in classe.
Suo fratello diventa Memole per via dello strano cappello, scende dal palco, mi chiama da lontano, sono tra lui e l’amico di suo fratello, diventa pollypocket, non chiedete il perché, siamo in follia di nomi, non chiedete.
E mi agito tra loro due, improvvisiamo stupide coreografie e l’ergastolano mi guarda e mi prende per mano.
Abbiamo vinto due consumazioni, merito del nostro essere lascive. Due consumazioni e usciamo nella notte e ragazze come siete carine, come vi chiamate? Bei nomi per due belle ragazze tornate a casa con noi?
Debby metto quella canzone? Alza al massimo alza più che puoi.
Amore mio fortissimo, legami stretto a te Con un nodo scorsoio, che se solo ci provo Si stringe e ci muoio..
..e come al solito urliamo.
Mi chiama Fra e sono in treno dondolio del treno ipnotico dondolio occhi pesanti.
Mi chiama Fra, siamo ad una festa stasera, vado dall’iridologo, ti compro lo sciroppo, senti andiamo alla festa stasera, ci sei vero?
Ormai Matteo fa parte del nostro gruppo. Matteo che una volta usciva con le persone con cui uscivo anche io.
Eravamo piccoli. Ci siamo persi un po’ tutti.
Sto ritrovando amici lungo la strada.
E Matteo mi dice c’è un periodo della mia vita che ho cancellato, non ricordo più nulla, ho cancellato tutto e gli rispondo che anche io di quel periodo non ricordo quasi nulla, sono scappata da questa città e ho cancellato tutto.
Passiamo a casa di F, amica della sorella della mia amica, vive con un ragazzo brasiliano, hanno un cucciolo di cane. Quaranta giorni ha il cucciolo di cane che mi azzanna la maglia e ringhia ed è un dolcissimo batuffolo di morbido pelo.
Andiamo in questa discoteca che da fuori sembra una balera per liscio e dentro invece è carina sala grande e due bar e un palco suonano i Valentines e c’è pure la sala giochi, vecchi arcade e puoi giocare senza monetina.
Sere non ti sembra di essere dentro un film anni settanta?
E ci sono ragazze con gonnelline a fiori, con camice svolazzanti e rigidi vestiti e stivali alti e calze a righine.
E ci sono ragazzi con strani capelli e foulard al collo e pantaloni stretti.
Siamo dentro questo film anni settanta e anche stasera vinciamo due consumazioni e l’amico della sorella della mia amica, strano inglese dalle guance rosse e un cappello a cilindro improvvisa magie e ha pure una gallina e le uova escono dalle tasce e dalle piume.
Recuperiamo una macchina dall’altra parte della città e non avete fame? C’è quel forno aperto tutta la notte a Ravenna, dietro viale Randi, ci andiamo? E la pizza costa poco prosciutto e salame piccante, colazione poco sana, chiudiamoci in macchina, almeno è caldo e abbiamo musica di sottofondo.
E hai pianto per un film e hai chiuso da poco con chi non t’ha capita e forse non ti capirà mai. Occhi bassi, dritto in faccia non mi guardi mai.
Giovedì 10 Febbraio 2005
Martedì
Sono quella che quando piange è straziante. Riempio la stanza di forti singhiozzi. Non so piangere in silenzio. Ho bisogno di braccia a stringermi.
Sono quella che quando ride è contagiosa. Stelline negli occhi e porto felicità a chiunque mi stia accanto.
Sono quella che quando è propositiva coinvolge tutti in viaggi e partenze.
Sono quella che sa di fragola, vaniglia e spezie e quando vai a trovarla ha sempre un thè diverso da farti assaggiare.
Sono quella che perde la testa ogni cinque minuti, bastano un paio di occhi e un sorriso.
Ma che raramente si innamora.
Ma sono quella che quando ama ama sul serio. Profondamente, passionalmente.
but love is not a victory march it’s a cold and it’s a broken hallelujah
Oggi so. Oggi la parola è consapevolezza. Ero combattuta in bilico su una banale domanda.
Another turning point a fork stuck in the road.
Cosa devo fare? Farmi del male o canellare tutto?
Ora ho la risposta.
Mercoledì
La casa vuota al mattino.
Preparo caffè bollente, americano, lungo. Yoghurt alla frutta e biscotti.
Ciondolo per la casa godendone il silenzio. Mi lavo i capelli. Li stiro con cura. Un pò di correttore, fondotinta, velo di cipria. Tanta matita nera, sotto l’occhio, dentro, sulla palpebra. Tanto mascara nero.
Cappotto grigio, muschio bianco spruzzato.
Scialle bianco e via alla conquista di Bologna in sella alla bici che da anni mi porta a spasso.
Every breath we do is hallelujah
C’è sole, fa caldo, sorrido agli sconosciuti.
Cioccolata alle nocciole mi sporca i polpastrelli.
Bologna per me provinciale Parigi in minore, mercati all’aperto, bistrot, della rive gauche l’odore
Dal ponte di Stalingrado ho girato a destra sui viali, poi a sinistra in via Indipendenza piazza Maggiore via d’Azeglio, da lì via Collegio di Spagna, via Saragozza. Via Malpertuso e sono chiusa in una calda aula.
Un giorno costruirò un videogioco. Progetto pupazzetti buoni e cattivi sul block notes a fogli gialli. Voglio scendere da quasta paranoia. Anche gli ippopotami sono fatti di poligoni.
Incrocio du occhi azzurri. Flashback. Eri alla festa a casa di Mirko? Possibile che siano già passati due anni?
Ora che non sei più solo ora che cosa c’è l’incertezza di restare appeso ad un filo con la paura di volare alto
Indolente osservo persone, fingo di interessarmi alla posta. Studio treni internazionali e osservo le persone attorno a me.
Sono nel gabbiotto dell’altro laboratorio, andiamo a fare aperitivo? E tra prosecco, tartine al salmone, tonno e olive, compressione jpeg, bruschette e mp3.
Abbiam poco tempo e ho le dita unte.
Bimbe a casa, thè caldo, biscotti all’amaretto e alla cioccolata e lampone.
Il fegato si sta riprendendo, lo stomaco reclama pace.
Ingurgito sciroppi di erboristeria alle erbe troppo amare.
cado non c’è più spazio per l’indecisioni prendere o lasciare accettare di cadere ancora ancora
Vorrei un pò di zucchero dolce come un bacio vorrei passare la lama sul polso imperlato da gemme leccare piccole perle di zucchero.
Sei quello che è stato, sei il mio passato che non tornerà, tutto quello che desideravo avere tempo fa
Martedì 8 Febbraio 2005
Sabato
Ed è un giorno di sole. Splendenti raggi. Tiepido calore.
In macchina sola radio al massimo autostrada non deserta e voglia di fuggire.
Ci incontriamo davanti al Nettuno. La mia bimba arriva con una catena di cuori da attaccare in camera.
Ho occhiali a goccia e lenti rosa, gonna lunga e sciarpa calda.
Borsa coreana in vinile rosa e azzurra la nascondo se mamma scopre che ho comprato un’altra borsa mi picchia.
Andiamo da Bollini solo per sbavare cul commesso troppo carino che sa di esserlo e un pò se la tira ma quella faccia da schiaffi è così bella.
Torniamo a casa stanche con borse e sportine di acquisti folli. Telefoniamo all’omino cinese ma riusciamo solo al terzo tentativo a trovare una buon anima che ci porti le nostre schifezze fritte direttamente a casa. Ceniamo a chiacchieriamo, siamo cinque in una cucina da quattro, chiacchiere, tv e iniziamo a prepararci per la serata.
Gonnellina di jeans e stivali per me. Pantaloni e top giallo per lei, rimorchio sempre con questo top, mi dice.
Solite foto del pre serata, nostra consuetudine e piccola scaramanzia.
Serata che parte stanca e si riprende piano piano.
Maria chiara fratello di memole e amico.
E l’hiphop è così, c’è gente che ce l’ha nel sangue, basta muovere il culo, ce l’ha nel sangue. E io mi faccio prendere dal ritmo, da questa musica che amo, mi faccio prendere per mano e trascinare e allora la sento dentro quella potenza e anche io sono un tutt’uno con la musica e mi muovo bene anche se non so fare mi muovo bene e seguo movimenti e non penso più a nulla mi lascio trascinare e non penso più e la gente attorno a me ce l’ha nel sangue, dei dell’hiphop, prendo mani di altri e seguo il ritmo e mi sento potente e superiore a tutti, la mia amica, lui e l’altro siamo in quattro facciamo un cerchio e ci muoviamo a ritmo tutti insieme con la musica e finalmente mi sento serena, mi sento viva, mi sento a casa.
Scambiamo numeri, ci sentiamo in settimana.
Ritorno a casa, due bimbe in macchina, se le vedeste da fuori chissà a che pensereste, canta Mina e trovo buffe analogie, chissà che pensereste vedendole, due bimbe stanche e felici che cantano canzoni nella notte.
Domenica
Casa mia è sempre stata un porto di mare. Ho un letto sotto al letto e lenzuola sempre pronte.
Le persone più importanti della mia vita hanno dormito in quel letto, a pochi centimetri da me, o più vicino.
A dieci anni le mie piccole amicizie hanno iniziato a popolare la mia casa e non hanno mai smesso. Mamma ormai sa che la domenica è meglio preparare per quattro perchè è probabile che il sabato notte abbia convinto qualcuno a dormire da me.
Giulia ha dato il cambio a Debby. Mi ha telefonato sabato sera, se per te non ci sono problemi domani vengo da te.
Ho in testa ancora Mina.
mi dici che mi chiamerai e che mi penserai e il nostro è un grande amore
Recuperiamo Giulia e a casa ci aspetta cera calda e pastelli e formine e mia mamma e Debby in salotto parlano di neopet e stupidi giochi per computer.
lei il suo posto non lascerà, tu scegliere non sai credi che il tempo risolva i dubbi tuoi mi stringo forte ai tuoi se e questo mi imprigiona in una trappola
Canticchio a bassa voce e Giulia mi fa riflettere. Non hai notato quanto a volte le canzoni parlino di noi? Un anno fa un’altra canzone descriveva minuziosamente la mia vita e Giulia era accanto a me e si potevano mangiare anche le fragole e seduta sul pavimento di un albergo mi perdevo in occhi neri ed ero in mutande con una maglia troppo larga ed è importante avere una colonna sonora.
Buffo no? mi dice lei, quando ascolti le parole e descrivono esattamente ciò che stiamo vivendo.
e vai e vai e vai lontano via da me lasciandomi così sospesa a un filo di follia e vai portando via con te frammenti di memorie che il tempo confonde in una nuvola…
Chiamo il mio confidente della domenica sera. Così come Giulia è piombata a casa mia decido che piomberemo noi a casa sua.
Cucino io. Improvvisiamo risotto e salsiccia, uova e piselli. Siamo abbracciati nello stesso letto, stasera in tre, sotto la stessa copertina, i piedi che si intrecciano, grattini sulla schiena, racconti, film, abbracci che scaldano e fanno star bene.
Lunedì
Vieni alla festa? Caffèlatte e gocciole al cioccolato per riprenderci un attimo. Un giro a vuoto al centro commerciale.
Che faccio vado? non ho nulla da mettermi.
Mi convince Flora: improvvisa un paio d’ali, sei una fata no?
Piego fil di ferro e intreccio tulle azzurro. Sono una fata.
Il mio io nascosto sotto alla neve, straziato da un dolore che sta lentamente scomparendo, fa capolino e mi guarda con aria complice. Andiamo?
Decoro le mie ali con perline colorate, devono farmi volare, devo rinascere fata. Ho un vestitino marrone e blu e una maschera che nasconde occhi troppo truccati. Capelli raccolti e fiori tra i ricci.
Ho al mio fianco persone speciali. Rido di gusto tra un boia e un fantasma. Mi faccio trascinare tra la folle ma fate piano le mie ali sono fragili. Mi guardo indietro e rido. Non tarparmi le ali.
Buffa compagnia disorganizzata, io fata, un infermiere, una strega, un diavolo e zorro.
Il prossimo anno ci organizzeremo, almeno scegliamo un tema, magari parteciperemo alla gara.
C’era piadina ripiena al salame, girava a braccetto col salame. E un cappelleto, spero abbia vinto.
Ho ballato col boia, fammi vedere i tuoi occhi, solo un istante, devono essere bellissimi.
Scappiamo dal locale a notte fonda.
Bulimici attacchi di fame brioches e panini salati.
Skunk Anansie dall’autoradio.
I wonder what u’re Doing now I hope u’re feeling Happy now…
Sabato 5 Febbraio 2005
Giovedì
Giovedì di colazione abbondante pigiama e ciabatte e caffè miele biscotti integrali, thè al ginseng e spicchi di mela.
E’ quasi mezzogiorno.
Il mercoledì notte non all’altezza delle aspettative ripassiamo in cucina gli approcci falliti. Vorremmo fare qualcosa ma poco combiniamo.
Da tre giorni sistemo la stanza, cerchiamo una nuova collocazione ai mobili, spostiamo la libreria, non che cambi molto..
Questo giovedì sa tanto di sabato e ce ne andiamo per scarsi discount. Organizziamo una festa, vuoi venire? Organizziamo una festa chissà dove staranno tutti gli invitati e la casa è piccola e ci attrezziamo con rum e vodka e cocacola e succhi e patatine, salatini, ci compriamo la crema di limoncello? solo per noi dai. E la cioccolata? Prendi anche i biscotti.
Siamo in quattro, una sporta a testa e cantiamo la sigletta del Lidl il tuo carrello è pieno con trenta euro.
E verso l’autobus bulimici attacchi di fame divoriamo cioccolata alle nocciole e biscotti ricoperti a casa facciamo il thè. Thè caldo e biscotti.
La gente arriva alle 22 e ho capelli lisci e anelle alle orecchie, i miei amici e gli amici delle mie amiche e la situazione è insolita e strana stipati negli anfratti di casa nostra spegni la luce.
Unghie sulla schiena, non posso più graffiare.
Non accendere la luce in corridoio.
Ho fatto un passo avanti. Ne faccio due indietro questa notte.
La casa è piena di gente. La mi consapevolezza si sgretola e inzuppa di vino.
Venerdì
Una domanda che non ha risposta. Ti chiedo ma non sai rispondere.
Ci vediamo e non so perchè e tutto ciò che avevo a fatica costruito nei giorni scorsi crolla come gesso nelle mie mani polvre bianca che sporca le dita. Sto bene. Dicevo. E non mentivo. Ma forse avrei dovuto smettere di tirare la corda su cui camminavo giocoliere in bilico.
Così vai via, l’ho capito sai. Canta Baglioni.
E’ un addio. Lo so.
E allora addio e a ‘fanculo le lacrime che ancora scorrono. Non c’è spazio per lacrime ora. No.
Nel giorno in cui chiudo i ponti col mio passato mi riapproprio della mia vita.
Recuperare i rapporti.
Ho superato la fase di egoismo che mi ha aiutato a superare.
Buffo gioco di parole ma ho pensato a me stessa e basta, lo so, non sono stata una buona amica e ora sono qui e cerco di recuperare e tu stai bene e sorrido felice.
Ora riprendo in mano le redini della mia vita.
Scappo a casa, mi aspetta un treno. E un amico. Ma il destino è contro di me.
Tre ore di ritardo e tutto quello che voglio è un piumone caldo sotto al quale ripararmi.
When I became the sun I shone life into the man’s hearts
Giovedì 3 Febbraio 2005
Martedì
Te l’avevo promesso. Non arrivare tardi.
Ti dico sempre un quarto d’ora prima così forse arrivi puntuale.
Qualche anno fa era il nostro rito, il martedì sera. Era primavera e la birra scorreva a fiumi e ci siedevamo sulle scale di san Petronio urlando al cielo stellato stupide canzoni di cartoni animati e Dream Theater e Thumbing Down.
C’erano giorni in cui avrei buttato nel cesso ogni convenzione.
Al liceo la mia migliore amica diceva che tornano tutti, bimba non temere, prima o poi tornano tutti. Sta a te decidere se prenderti la dovuta rivincita o approfittare del ritorno. Ma tornano tutti.
Ed era vero, a parte rare eccezioni ancora da verificare, prima o poi, uno per uno, sono tornati tutti.
Ridi e mi fai proposte oscene. Troppa birra e short, fragole flambè e strani liquidi dagli strani nomi.. cervello.. bocchino..ti avevo detto che non volevo devastarmi, la ragazza nuova non mi conosce, potrebbe pensare male.
Camminiamo per Bologna abbracciati. Esiste l’Amore? Quello con la a grande da qui fino a quelle finestre. Esiste?
Non l’ho mai conosciuto, dici tu. Io penso di sì, dico io, ma poi è finito.
Rischieremo sempre di incontrare qualcuno migliore, ma l’amore, quello che non ammette deroghe e esitazioni, dov’è?
Ci ferma un punkabbestia, avete un accendino? Sì, ma dimmi, l’amore esiste? Mi guarda e ride. Chissà, risponde, dicono esista..
Mercoledì
Troppo caldo in laboratorio, ho un apputamento in centro.
Il cuore batte forte, bicicletta e non ho guanti ma un caldo scialle al collo, bianco e d’argento.
Il cuore batte forte e scopro che la forza con cui mi mostro al mondo in questi giorni non è apparente.
Dicevo a tutti di stare bene. Mi specchio in occhi scuri.
Sì sto bene.
Cocktail analcolico, l’ho promesso al mio fegato, frutta transgenica e zucchero.
Fate e folletti mi mostrano il cammino. Dogville. Stupido. Capirai solo tu.
Simulo messaggi subliminali. Capirai solo tu.
Non fingevo, è bacato ma mi piace.
Altri libri da leggere e di cui parlare. Non ti dimenticherò, te lo prometto. Non dimenticarti di me.
Siamo sei attorno a un tavolo da quattro, siamo in sei a guardare gol e calciatori, a bere birra e thè alla fiesta.
Gonna di jeans, stavali e maglietta, stucco, capelli raccolti. Andiamo a ballare.
At first I was afraid.I was petrified. I kept thinking I could never liveWithout you by my side.
Stupide inseguiamo un uomo dalla maglia rossa. Attiriamo solo over trenta. Offrono litri di margaritas e negroni.
Scappiamo da viscidi alla ricerca di un uomo dalla maglia rossa.
I grew strong. I learned how to get along.
Obiettivo numero tre balla con tizia bionda parecchio brutta. Incontriamo volti noti e ci perdiamo in chiacchiere.
Did you think I’d crumble? Did you think I’d lay down and die?
Rientriamo a piedi, tre di notte. Bologna è vuota, calma, silenziosa come non mai.
Amo Bologna e la amerò sempre.
Martedì 1 Febbraio 2005
Domenica
A fatica distinguo il giorno dalla notte. Vite parallele e le mie giornate iniziano a pomeriggio inoltrato.
Mi annoio.
Freddi calcoli matematici, dovrei rientrare nei binari di una sana vita da studentessa universitaria ma poca è la voglia.
Il mio paese è sepolto sotto una coltre bianca. Non nera neve bolognese ma bianca e soffice.
Così bella da vedere vorrei un getto d’acqua calda bollente per lavare via tutto.
Scazzi in famiglia.
Posso venire da te? Ora. Coccolami.
Tu mi racconti di lei e delle tue perplessità. Io tento di trascinarti in folli acquisti porno erotici. Ti prego. Solo il vibratore di Hello Kitty, è così bello.
Mi coccoli sotto la copertina mentre Barry prende il cognome di Lyndon alla fine della prima parte è già passata un’ora e mezza e mi piace Kubrick, adoro Kubrick, questo film è molto bello ma non finisce più!!!
Mi lasci il tuo numero, mi aveva chiesto. Buffo viso di un venerdì sera hiphop.
Ti registro sotto Bellissima. Non farlo, poi non ricorderai il mio nome. Me lo ricorderò, promesso.
“ciao bellissima” “lo sapevo, non ricordi il mio nome…”
Allora mi racconti la tua vita? Che fai di bello oltre a scatenarti al ritmo dell’hiphop?
Mi parli di segreteria, ceramiche. Poi, mi vergogno mi dici. Parli di foto. Conosci Richmond?
Il film finisce troppo tardi. Rientro a casa. Nessun nome illumina il messenger.
Anche stanotte troppo tardi sotto le coperte.
Lunedì
Dream Theater nelle cuffie volume troppo alto ho perso il primo treno per poter dormire un pò di più.
Questo è quasi vuoto.
Yin e Yang, maschio e femmina, nuvoloso e chiaro, mi sento Yang, abbraccio Yin.
I was told there’s a miracle for each day that I try I was told there’s a new love that’s born for each one that has died
Ci credi se ti dico che sto bene?
Caldi raggi dal finestrino del treno.
Sì. Sto bene.
I’m not the one I thought I always knew
Sbatto gli occhi consapevole.
Vorrei essere con Sal e Dean in giro per l’America, autostop e a ‘fanculo tutto.
E’ stato. tutto. solo. un sogno.
Alone at night I feel so strange I need to find All the answers to my dreams
Sono sveglia e sto bene.
Non c’è esitazione nelle mie parole. Sono cresciuta sui miei errori e guardo il passato con aria più saggia.
I’m learning all about my life By looking through her eyes
Dondolio del treno, effetto ipnotico. Sempre in treno, sempre in viaggio. Voglio un biglietto aereo per Barcellona.
I remember I was told there’s a new love that’s born For each one that has died
Rientro a casa e c’è un viso nuovo. Nuova vita con cui dividere la stanza (e pensieri).
Progettiamo una festa di benvenuto. Andiamo a fare aperitivo? Perchè vi mettete i tacchi alti? Indosso stivali dal tacco a spillo.
Ci aspetta il Lounge, da via delle Clavature, ci si arriva da piazza Maggiore.
Bel locale, bella gente, patatine, prosecco olive e racconti di amori finiti.
Vorrei essere da un’altra parte. Ragazzi venite a casa mia?
Pizza e film e io che volevo andare a letto presto mi ritrovo sprofondata in un soffice divano
beep del cellulare, domani ci sei? sono tutta tua.
Rientriamo presto, non ho sonno.
Ho letto il mio futuro, mi parla di perseveranza.








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