Martedì 19 Aprile 2005
Sono le bancarelle della montagnola a farci compagnia di uno splendido venerdì di sole e you should let me love you non riesce a uscirci dalla mente. Bella la giornata e Lucy accanto a me spluciando mutandine colorate e calze al ginocchio e scarpe dallo stile arabo.
Cantiamo la canzone di Mario non importa se la gente ci guarda dovresti lasciare che io ti ami.
Rientro a casa e lei mi raggiunge poco dopo. Ci aspetta l’hiphop stasera. Saremo a Rimini.
Davanti a un piccì in cazzeggio e film illegali ci vestiamo per bene e scattiamo mille foto dalle stupide pose.
Lovely girl you’re the beauty in my world Without you there aren’t reasons left to find
In macchina come sempre in ritardo verso casa di Vale. Tanto lo sa che arriverò tardi, non si è mai vista la Sere arrivare in orario, se lo aspetta sai.
Gaurda, mi dice lei, il cartello di Forlì.
Freccia a destra all’ultimo secondo ci fermiamo a scattare foto al cartello di Forlì, lei in posa davanti lo indica per spedire poi la foto a chi di dovere.
Forlì-Rimini in autostrada e recuperiamo Ameur e l’amico di Ameur al Bounty Killer.. non sarebbe male se ci fosse qualcuno e la musica fosse un pò meno alta. Urlo alla cameriera che vogliamo tre caffè, giovane ragazzo accanto a noi ci guarda e ride.
Doveva essere l’inizio della nostra stagione hiphop al Carnaby ma ci informano di feste e di ragazzi delle scuole medie. Abbiamo lasciato i giubbotti in macchina e corriamo a recuperarli correndo nel freddo della notte riminese, andiamo all’Altavista, dicono sia il Bahamas trasferito.
E all’ingresso solo signori e signore ben vestiti ballano latino, l’hiphop comincia all’una, ci informano.
Dai divanetti commentiamo le signore attempate vestite di tutto punto sbavare sugli istruttori sudamericani.
Balliamo fino a tardi, fino a non poterne più, Lucy si lascia conquistare da un forse appena maggiorenne bellissimo ragazzo.
Messaggi di qualcuno che torna dopo mesi di assenza, scomparso chissà dove, mille scuse hai inventato per allontanarti da me, mille scuse sempre diverse e ora torni con un messaggio tanto semplice quanto banale.
“ho voglia di vederti”.
Organizziamo incontri e recupero Fra che presto se ne andrà a Cuba. 10 giorni a Cuba per accompagnare 10 italiani in giro per il paese.
Lovely girl you’re the murder in my world Dressing coffins for the souls I’ve left behind
Ravenna, Melarancio con Fra e Naty e Silvia che conosce il cameriere. Lui finge di prendere ordinazioni per fumare di nascosto una sigaretta finge di prendere ordinazioni e sul blocchetto disegna casa con montagne di sfondo e immancabile trattore.
E domenica brutto tempo e niente spiaggia niente vino, mi lascio vincere dall’indolenza.
Avrò la macchina a Bologna. I miei genitori si preparano per la loro seconda luna di miele e io sequestro la macchina per portarla a Bologna, autostrada intasata dal traffico e telefonate che fanno bene all’anima.
Inizia il mio ultimo ciclo di lezioni, calcolatori elettronici, rivedo facce note, ricomincia la mia vita universitaria.
Martedì 19 Aprile 2005
La luna a metà e api rumorose.
Angeli e demoni nella notte senza nuvole.
Autostrada vuota senza luci.
Ore 4.45 di uno splendido sabato notte, autoradio a tutto volume e foto scattate a caso.
Sola in macchina finestrino aperto per non sentire la stanchezza.
Splendido il sabato notte al ritmo della musica più bella ritrovo gente che non vedevo da tanto. Rientrare al Pimp dopo quasi un mese di assenza e calorosi saluti a ogni persona.
Scappi e torni, eviti e stringi.
La “tecnica dell’ergastolano” funziona. Chissà come l’ha capito..
Strana razza gli uomini.
Porto Fede nella mia discoteca hiphop preferita. Ne ha tanto sentito parlare e ora può dare un volto a nomi sentiti pronunciare mille volte.
Tanti auguri MistaB happy birthday to you.
Memole e Mariachiara e l’amico e il ballerino di Debby e Tupac.
Rientro notturno sulle note di 50 cent.
Domenica di tiepido sole. Domenica di gita e due occhi chiari, ridevamo dicendo che assomigli a Hug Grant, un anno fa. Brivido.. è già passato un anno.
Paradossalmente ci vedevamo più spesso quano abitavamo a più di mille chilometri di distanza. Situazione diversa. Rocca di Cesena e un mondo a 360° visto da posizione privilegiata. E sono felice della tranquillità con cui parliamo ora. E piadina e cocacola dal terrazzo e meravigliose foto e lo sai che ti voglio bene?
Viaggio verso casa e E45 troppo dritta. Troppo dritta e vuota per evitare di pensare. E strani simboli Un airone prende il volo davanti ai miei occhi. Li chiamo simboli.
Seguir con gli occhi un airone sopra il fiume e poi ritrovarsi a volare..
Viaggi con la mente sull’E45 poche macchine e Mario canta you should let me love you.
Francesca mi aspetta bella come sempre. Casa di Francesca, porto di mare, io lei, Miky, Naty e mobiliere e il vip e tranci di pizza e nocino fatto in casa e chiacchiere di donne e palloncini colorati mille animali modellati con maestria dal genio degli aquiloni, vorremmo dipingerci la faccia.
Il rientro a Bologna, scatto foto dal treno, mando messaggi stronco equivoci possibili, domani verrà a Bologna. A Bologna mi aspetta Luca, giardini Margherita sempre stesi sul prato, prendo il sole, lui manda messaggi odiosi “al parco si sta troppo bene”. A fianco a noi attori leggono libri ad alta voce. Gelato e ancora foto e mi aiuterai se sarò in difficoltà.
E sdraiarsi felice sopra l’erba ad ascoltare un sottile dispiacere…
Venerdì 8 Aprile 2005
E ci siamo ritrovati.
Un anno fa non avrei mai immaginato. Un anno fa ancora faceva male. Ma ogni ferita è destinata a guarire e a lasciare dietro di sè un ricordo nostalgico misto di leggera amarezza e tanto affetto. E’ una delle mie regole no? se vuoi bene a una persona, se hai affinità con una persona, questo bene non scomparirà, nonostante il male. Può affievolirsi, può venire momentaneamente nascoso, ma non viene cancellato.
Bertinoro, Cà de Bè, due persone che amo dal profondo del cuore, una ragazza e una persona nuova.
Osteria affollata e sangiovese per noi. Gioco dell’oca in versione alcolica: bevi se finisci su un numero dispari, fai bere qualcuno se finisci sul numero pari, brindiamo alla nostra e beviamo tutti finendo sul passatore. Bicchiere alla goccia se c’è rappresentata una botte, una caraffa, qualsiasi cosa sia inerente al vino.
Sangiovese a fiumi, formaggio di fossa, miele e piadina.
Non abbiamo dadi, da bravi informatici tre monete, diecicentesimi, uneuro, dueeuro, usiamo la logica binaria, conteremo fino a sette. Che bravi informatici che siamo.
Fuori dal locale, il palo dell’ospitalità e ragazzi con la chitarra che cantano sconcia canzone su una certa tizia che farebbe cose con la bocca, ci uniamo a loro e al loro trenino, ci raccontano che lo fanno tutti gli anni.
Rientriamo felici. Felici e troppo brilli.
E’ ancora presto, mi fermo da Matteo, scarico le foto su suo piccì, carico la foto di me e lui sul fotolog, collasso sul suo letto. Collassiamo abbracciati sul suo letto.
Mi risveglio che è notte inoltrata.
Resta qua mi propone ma non posso, voglio tornare a casa, è notte fonda e ho ventiminuti di macchina davanti a me.
E domenica avevo un progetto.
Mi hai sempre detto che era il modo migliore per fare due chiacchiere. Ma piove e M. mi chiama, non ha la macchina e salta anche il piano alternativo.
Ci ritroviamo a cena insieme a parlare degli ultimi mesi delle nostre vite, pasta troppo pesante in teoria non potevo mangiare, salmone, patatine, olive all’ascolana e birra. Parliamo delle nostre vite e sto così bene, così bene che non mi importa più tutto quello che è successo un anno fa. Corriamo verso la macchina abbracciati. Piove. Corriamo verso la macchina abbracciati sotto la pioggia. Rifacciamolo un’altra volta.
Ci sono persone nella mia vita con cui mi sono ritrovata a vivere qualcosa di bello e importante, non importa la distanza, non importa la frequenza, quello che importa è ciò che abbiamo creato insieme, è l’affetto reciproco. E come Bach insegna, se desideri essere accanto a qualcuno che ami, non ci sei forse già?
Venerdì 8 Aprile 2005
Siamo stesi sul prato.
Giardini Margherita alle 5 di un mercoledì pomeriggio sprovvisti di coperta siamo stesi sull’erba umida con i violini di Bitter Sweet Simphony in sottofondo.
Calcolo le calorie assunte in questa giornata, ho mangiato gelato alla fragola, non avevano quello alla soja.
La testa appoggiata sullo zaino di Luca, il mio buttato in mezzo all’erba, dovevamo studiare era la motivazione ufficiale per venire ai giardini. Ci ritroviamo stesi sull’erba con la testa sul suo zaino a chiacchierare di uscite e di sbronze.
Aspetto un messaggio che non arriva, controllo il cellulare ogni cinque minuti ma quel messaggio non arriva.
Rientro delusa da una serata andata a puttane presa dallo sconforto in cucina con Lucy e fette integrali e marmellata di fragole.
Devo dirti una cosa.
Temo ci rimarrai male.
Ed ecco che la mia consapevolezza ricrolla sulle fondamenta già più volte restaurate. E mi chiedo se forse alla fine dei conti non abbia commesso io tutti gli sbagli possibili. Voglio sapere, non voglio sapere, non lo so più
Non starò a casa a piangermi addosso. Martina è casa, andiamo a ballare.
E replichiamo la stessa serata di qualche settimana fa con giro al Corto Maltese scappiamo alla vista del gobbo, mi fa paura il gobbo, è inquietante, torniamo all’Empire e il cameriere figo non ci risparmia battute.E anche stasera sediamo al bancone e anche stasera lo osserviamo da vicino. Poi al ex-Vicolo quasi vuoto al nostro ingresso, dua amici vicino alla porta, come mai non c’è nessuno? arriveranno all’una e mezza, te lo prometto.
E balliamo non facciamo la chiusura mi ero raccomandata con Martina. Alle tre accendono le luci e ci cacciano dal locale. Alle quattro sono a letto. Ho la sveglia puntata alle nove.
Aula studio via Zamboni 25 a fianco un ragazzo caruccio, Lucy si mette a ridere, è un mio amico dice.
Poca voglia e miliardi di lucidi ancora da leggere esco per raggiungere un mio amico a casa, arriverò tardi. Mi chiama, scusami arriverò tardi, rimandiamo alla prossima settimana.
E mi ritrovo a vagare per Bologna ed è pungente paranoia che piano scende ed è consapevolezza di aver scazzato tutti i tempi. Tranquilla quando dovevo arrabbiarmi e prendere a calci il mondo, arrabbiata quando era il momento di placare le acque.
Ed è triste paranoia che mi fa vagare per queste strade arrivo in piazza Maggiore siedo sulla scalinata e piango, senza far rumore, piango.
E piango lacrime salate sulla mia stupida testardaggine, piango sugli errori commessi, piango dietro le lenti rosa incurante del gruppo a fianco che mi osserva andate a fare in culo ho bisogno di piangere ora.
Ed è finalmente il momento di mettere da parte il mio stupido orgoglio.
Il numero l’ho cancellato, ma ancora lo so a memoria. E vedere quegli occhi scuri è stata la salvezza della giornata. E accorgermi di non provare quel brivido che mi ha accompagnato negli ultimi mesi.
E mi verrebbe voglia di uscire in strada e urlarlo al mondo e sente il mio urlo interiore, mi abbraccia, ti voglio bene quando non dici le stronzate.
Oggi ho esorcizzato i miei demoni.
Lunedì 3 Aprile 2005
Confusi i ricordi di una settimana a casa, dedicata solo al cazzeggio.
Mercoledì sera da Matteo, partita di Mah-jong con Fra e Bea. Han portato patatine e sfogliatine. Matteo ha contribuito con gli alcolici. Sono sotto intolleranze alimentari, mi concedo solo le patatine. E tanto alcol, tanto non me l’hanno tolto.
Matteo ha un’iguana bellissima, si chiama Peppina ed è molto più grande di quello che avessi immaginato. Stesa sopra all’acquario ci guarda con aria snob e sorride felice alle mie carezze.
Est al primo giro chiudo con un mah-jong da mille raddoppi duecento-quattrocento e sono l’est datemi quattrocento su.
Avrei guadagnato un pò se a conti fatti non avessero deciso di non giocare a soldi.
Ed è serata di birra e limoncello e vodka alla pesca e rientro felice e rintronata.
I want a perfect body I want a perfect soul continuano intanto a cantare i Radiohead nella mia testa.
E niente bruschetta per me giovedì sera, raggiungo i miei amici al bowling, sono probabilmente e stranamente l’unica sobria impugno palle colorate esulto sul mio unico strike.
Ed è già venerdì e a casa di Fra per fortuna c’è sky mangiamo hamburgher, serio il suo, senza pane e con una foglia di insalata il mio e dopo aver indagato e fatto supposizioni con la squadra di csi ci perdiamo in sommergibili alla ricerca della macchina enigma e un altro film stupido su un tipo che si veste da donna per giocare a pallacanestro e documentari a non finire tisane e nocino.
A Bologna ci sarà Mohamed sabato. Ed è gioia. E Vale viene da me, passo a prendere Giulia, ci incontriamo in stazione e ricominciamo a parlare francese. E non mi sembra sia già passato più di un anno da quando cenavamo insieme a base di tipici piatti tunisini piccanti e mi insegnava a contare. E’ in Italia con la sua ragazza, casualmente spagnola. E fa caldo e sono felice. Ci raggiunge Debby e vaghiamo per Bologna verso i giardini Margherita.
Sì mi sono fidanzato ma ti prometto che tra quattro anni la lascio, ci dobbiamo sposare io e te ricordi? Però prima faccio sei figli con lei.
Ed è triste salutarti non so quando ci rivedremo, già mi manchi.
E la sera ci ritroviamo in quattro in macchina di Matteo e io e Fra e Debby in direzione Riccione volevamo andare a ballare ma su viale Ceccarini non ci considerano nemmeno. Abbiamo fatto il giro panoramico della collina delle discoteche. Tutti locali in cui non ho mai messo piede e non lo metterò mai credo. Finiamo stravaccati sul divano di un pub a bere alcolici e a mangiare unte patatine.
Il Gasoline è chiuso quando ci arriviamo alle 3 passate.
Fame e golosità ci fiondiamo da Damassa, ritrovo tipico del sabato notte ravennate, hanno pure le paste integrali, brioche intergale col miele a colmare un pò di quell’assenza di affetto non sempre rimpiazzabile da caloriche delizie.
lei aveva occhi tristi e beveva volteggiava e rideva ma pareva soffrir lui parlava stringeva ballava guardava quegli occhi e provava a capir
E un altro fine settimana è passato, preparo la valigia, settimana di cazzeggio troppo in fretta finita torno a Bologna ricomincia la mia seconda parallela vita.
Whatever makes you happy Whatever you want You’re so fuckin’ special I wish I was special…








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