Ieri sono scesa in strada verso mezzanotte. Il ristorante indiano sotto casa mia era chiuso. Ma c’era una luce dentro e un signore coi capelli bianchi, di schiena, in un angolo, suonava una chitarra. Solo. Sono stata cinque minuti a guardarlo attraverso il vetro del ristorante. Ipnotizzata.
Tra 48 ore sarò sul volo che mi porta a quelle terre, la valigia sul letto non è quella di un lungo viaggio dato che staremo poco e con peso limitato dai voli interni, meglio viaggiare leggere e non rischiare che ci perdano bagagli imbarcati. E allora faccio una lista, come non facevo da tanto tempo, e ci segno che magliette prendere, cosa ricordarmi, la moleskine e la colla. E penso a tutti gli avvenimenti che si sono incastrati come un puzzle e leggevo Terzani quando Vale mi ha detto voglio andare a Delhi e sento di nuovo quella sensazione alla bocca dello stomaco come anni fa prima di NewYork. Tra rupie e zanzare. Alla ricerca di un pezzo della mia anima che non riesco a ritrovare. E che, forse, non voglio ritrovare..