Ieri sono scesa in strada verso mezzanotte. Il ristorante indiano sotto casa mia era chiuso. Ma c’era una luce dentro e un signore coi capelli bianchi, di schiena, in un angolo, suonava una chitarra. Solo. Sono stata cinque minuti a guardarlo attraverso il vetro del ristorante. Ipnotizzata.
Tra 48 ore sarò sul volo che mi porta a quelle terre, la valigia sul letto non è quella di un lungo viaggio dato che staremo poco e con peso limitato dai voli interni, meglio viaggiare leggere e non rischiare che ci perdano bagagli imbarcati. E allora faccio una lista, come non facevo da tanto tempo, e ci segno che magliette prendere, cosa ricordarmi, la moleskine e la colla. E penso a tutti gli avvenimenti che si sono incastrati come un puzzle e leggevo Terzani quando Vale mi ha detto voglio andare a Delhi e sento di nuovo quella sensazione alla bocca dello stomaco come anni fa prima di NewYork. Tra rupie e zanzare. Alla ricerca di un pezzo della mia anima che non riesco a ritrovare. E che, forse, non voglio ritrovare..








3 comments
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13 Agosto 2009 a 2:23 pm
Moran
God I love the sweet taste of India
Lingers on the tip of my tongue
Gotta love the sweet taste of India
Blame it on the beat of the drum
Buon viaggio. :)
3 Settembre 2009 a 1:40 pm
nene
dove sono i racconti sull indiaaaa?!
16 Settembre 2009 a 1:16 pm
banghe
Mi piace leggerti monamù xkè hai le parole che mi mancano.
Cmq credo che ogni viaggio ci cambi sempre un pò la vita…e ci apra sempre un pò di più verso quello che è, non quello che pensiamo sia.