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Tornata improvvisamente indietro di dieci anni e forse un po’ di più.
Goccia su goccia. L’effetto serra sarà la nostra prigione. Lo senti il perchè di cortili bagnati?
..di lettere ormai non spedite..
Mentre la vespa sbatte contro al vetro.
Je veux pas couper les ponts juste m’en éloigner faut bien que les gens puissent traverser
Allora questo weekend non parti? Ci vediamo a pranzo alla fontana di Saint. Michel?
Et comme ça on pourrait encore si tu veux bien se croiser
Disorganizzazione dell’anima a pochi giorni dal rimettere in discussione il mio essere. Thank you india.
Tacchi a spillo per sentirmi più all’altezza.
Forse davvero ci si deve sentire alla fine un po’ male?

Bisogno di vomitare tutte le parole che mi girano per la testa in ricordi vorticosi che mi riportano a quel periodo della mia vita in cui la tristezza mi faceva scrivere troppo bene e solo dopo quattro anni ti ho detto sai stavo male ma a livello scrittura è stato il periodo più prolifico della mia vita.
E ora sono qui e Parigi mi sembra troppo grande ea volte mi sento un po’ sola [lo senti il blues dopo una notte folle?]
E torna alla mente mentre giochiamo ai commenti zozzi quel tempo in cui bastava un colpo di telefono e birra e assenzio e lucidità che se ne va a puttane mentre stesi sulle scalinate di san Petronio in calde serate bolognesi con una cuffia a testa urlavamo thumbling down e ci chiedevamo in fondo cos’è l’amore e tu sciorinavi discorsi di statistiche che all’epoca persa ancora nel ricordo del recente dolore faticavo a condividere e che mi ritrovo ora a citare.
Ci si accontenta?
Similitudini con quel periodo in cui pensavo alla mia lista personale credendo di aver perso il meglio e mi preparavo per un viaggio oltreoceano come una sorta di rivincita ed era giardini Margherita tutti i mercoledì sera perchè il mercoledì era gratis e il mondo è una patatina e andiamo a vedere il piano della metro di Bologna che almeno c’è l’aria condizionata e del progetto non ricordo nulla e andiamo ben da Gianni.
Vorrei saperti sempre sorridente come quel giorno in cui non volevo tornare a casa perchè Valentina stava in camera col moroso. Vorrei saperti felice col cuore che batte forte.
E allora penso al bioritmo e alla ruota che gira e al fatto che ieri c’era il sole mentre alla sera la bufera si è scatenata su di noi e tra poche ore sarò a Pisa e niente di tutto ciò avrà senso e saranno solo chiacchiere e alcol e sarà la nostra complicità che sopravvive alla distanza far tardi nella notte e sapere che esistono cose nella vita che per quanto veniamo sballotati in situazioni e luoghi non cambieranno mai e ci riempiranno sempre il cuore di gioia.

«le monde n’est qu’un égout sans fond où les phoques les plus informes rampent et se tordent sur des montagnes de fange »

(acte 2 scène V)
Alfred de Musset (1810-1857)

Thomas mi saluta verso le cinque di venerdì sera chiedendomi allora cos’hai di previ sto questo weekend tu che non riesci mai a stare ferma. Niente, mi rilasso, ho fatto i vaccini, cercherò di dormire. Mi guarda e alza il sopracciglio, non ci credo, ne riparleremo la prossima settimana.
Alle sette botta di testa, chiamo Paola, il posto in tenda c’è, non ho un sacco a pelo ma sticazzi, ci stringeremo un po’. Dodici ore dopo sono sul treno direzione Avignone. Il tgv scivola veloce, settecento chilometri in poco più di tre ore e sono al sud e l’aria sa di estate e fa caldo e il cielo è azzurro come mai lo vediamo a Parigi e la città si gira da parte a parte in ventiminuti mentre corriamo da un teatro all’altro, beviamo pastis e mangiamo tapas. E penso che non avrei potuto fare scelta migliore e in 24 ore di vacanza stacco la testa e mi perdo in rappresentazioni e gente che balla e spettacoli e gente che suona per strada e il pont d’avignon e mi sveglio in tenda e guardo Ale davanti a un caffè lungo e gli dico c’è il sole cazzo e non arrivano nuvole improvvise a rovinare tutto e fa caldo e l’autostop per raggiungere la città dal campeggio e ragazzi anche io ero come voi anche io venivo ad Avignone per il festival e anche io facevo l’autostop. E penso che siano le piccole pazzie quelle che più di tutto ci fanno sorridere, le cose che succedono all’improvviso, senza organizzazione, senza far piani. Stravolgere i piani è una delle cose che mi riesce meglio.

- Vento in faccia,alzo le braccia
Pronto a ricevere il sole!
Anima in pace quando tutto tace
È la libertà che mi vuole! -

A volte guardo la mia città con gli occhi stupiti di chi vede qualcosa per la prima volta, la riscopro vagando turista mostrando gli angoli che amo. Correndo senza sosta perchè ogni attimo deve essere sfruttato. Perdendosi e godendo dei profumi, di foto scattate, di emmepitre che partono nel lettore. Parigi madre di nascite artificiali e di drammi che nascono altrove. Nascono altrove. Il pain au chocolat e la baguette. Là dove dormivano i re e dove la fila è una lunga attesa fino a sera. Un’attesa di un attimo di follia. Perchè sulle scale di montmartre c’è la proiezione del futuro mantre tramonta il sole e il cielo si tinge di blu. E io mi accontento di piccole cose, guardo i tetti e mi sento a casa.

It is no accident that propels people like us to Paris. Paris is simply an artificial stage, a revolving stage that permits the spectator to glimpse all phases of the conflict. Of itself Paris initiates no dramas. They are begun elsewhere. Paris is simply an obstetrical instrument that tears the living embryo from the womb and puts it in the incubator. Paris is the cradle of artificial births. Rocking here in the cradle each one slips back into his soil (…) Vienna is never more Vienna than in Paris. Everything is raised to apotheosis. (Tropic of Cancer 35/36)

Qualunque cosa accada, qualunque metamorfosi psichica possa mai avvenire tra due esseri viventi che nemmeno troppo tempo fa dipinsero il cielo sopra di loro con lo stesso pennello, non dovrebbe scalfire il rispetto necessariamente presente a giustificare una condivisione di un periodo delle proprie vite.

Quando quest’ultimo viene a mancare ed il tempo sembra aver offuscato le parti migliori delle persone è facile dimenticare ciò che si fu, quando quest’ultimo viene a mancare si aprono voragini più dolorose di una caduta nel vuoto e lo strazio si converte in rabbia, una rabbia che non pensavi di saper provare perchè rabbioso non lo sei mai stato.

Uso parole di altri in un parallelismo delle nostre vite che si ripete. Per la prima volta a casa non mi sono sentita a casa, e non intendo quella di mamma e papà dove non smetterò mai di sentire il calore e l’amore che fanno stare bene. Per la prima volta parto con la consapevolezza di non voler tornare indietro.

Yaya’s Chaotic Soul

Piccola fata dai capelli tinti di rosso. Yaya e Sere, due lati diversi della stessa medaglia, due bimbe dai tratti simili e diverse personalità. Vivo a Parigi, tra baguette e pains au chocolat. In perenne movimento perchè ferma non so stare.Drogata di Pucca. Occhi scuri, un piercing al labbro e un tatuaggio alla caviglia. Voglia di libertà. Candele profumate e incensi, thè e tisane, tanto trucco negli occhi e bolle di sapone.

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