Di corsa e senza respiro. Il solidays che comincia dopo il lavoro, la navetta imbottigliata nel traffico e le ragazze a piedi che ci mettono il nostro stesso tempo. Il gay pride per le strade di parigi, di corsa per godersi al meglio ogni carro, per saltare e ballare e scattare foto sotto il sole sentendosi parte di qualcosa di grande e bellissimo e sentirsi inondare di vita. E poi di nuovo solidays fino a tardi e rientrare in velib per stare a casa giusto il tempo di dormire. Ritrovarsi in mezzo ai francesi a saltellare urlando bella ciao e bandiera rossa cercando di tradurle per dare un senso ai nostri urli. Scoprire che in francese esiste “rital”, il modo dispregiativo per chiamare gli italiani. E pensare che noi abbiamo “crucchi” ma non abbiamo dispregiativi per i francesi. Il palloncino che indica “siamo qui”, la desperados, spongebob che vola verso il cielo, la tartiflette col formaggio di capra, le coppiette che si baciano, le giornate più belle dell’ultimo mese.
E infine riscoprire ancora una volta che, a volte, basta semplicemente fare due passi indietro per vedere le cose molto più chiaramente.