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E poi e poi, se ti scopri a ricordare, ti accorgerai che non te ne importa niente
e capirai che una sera o una stagione son come lampi, luci accese e dopo spente
e capirai che la vera ambiguità
è la vita che viviamo, il qualcosa che chiamiamo esser uomini…
E poi, e poi, che quel vizio che ti ucciderà non sarà fumare o bere,
ma il qualcosa che ti porti dentro,
cioè vivere, vivere e poi, poi vivere
e poi, poi vivere…
Guccini – Canzone della bambina portoghese
Rientro in taxi e sono quasi le quattro e tra tre ore ho la sveglia. Ma l’importante è che I will survive e anche as long as i know how to love I know I will stay alive e poi you’re in a new town there’s no need to be unhappy e quelle est la difference entre con et salaud e la danza del sud con la gente seduta per terra e il dj vestito da infermierina e infine i ragazzi francesi in discoteca BALLANO davvero e non si limitano a molleggiare come fanno in italia (ça je te le traduis tout de suite: les mecs en france dansent VRAIMENT…)
Quando esci dalla stazione della metro e c’è flusso di gente devi tenere aperta la porta per quello dietro di te. Obbligatorio.
Il mio collega ventiquattrenne per me ancora nel pieno della pubertà sta per pacsarsi. E io mi sento vecchia.
La bise mi manda in paranoia ogni mattina. Io non ho ancora capito il mio ruolo in qualità di femmina, se devo dare la mano, se devo baciare la guancia, se devo andare personalmente da ogni collega. Aspetto che siano gli altri a fare la mossa, ad allungare il collo per il bacio o la mano. Qualche mattina fa facevo notare che non so come comportarmi, che non mi sembra il caso di passare in tutti gli uffici a salutare la mattina. Mi hanno risposto che se non lo faccio passo per autistica.
La posta a rue de rivoli è aperta sempre, 24 ore su 24
“qu’est ce qu’il faut que je fasse” (cos’è indispensabile che io faccia) detto velocemente suona come “che schifo che faccio”. Ho sentito un collega che lo diceva, stavo per ridergli in faccia.
Patata si dice “pomme de terre”. L”altro giorno nel menu ho trovato scritto “patates”, ho chiesto se fossero la stessa cosa, mi han detto di si. Ho chiesto quale fosse la differenza, nessuno mi ha saputo rispondere.
Le mie nuove droghe sono la birra bianca e il mojito alla mela verde, il pate di porco e i biscotti cioccolata e lampone del carrefour.
Mi chiedo come abbia fatto a vivere fino ad oggi senza un bollitore elettrico. Senza bollitore la mia vita non può più vivere.
Panini vuol dire panino. Paninis vuol dire panini.
Prima di arrivare al campanello, in tutte le case bisogna passare la porta col codice. Ieri a mezzogiorno mi ha telefonato personalmente il corriere per sapere come si entrava in casa mia.
Sotto casa mia vive un gruppo di clochards organizzati. Hanno tre tende piantate in mezzo ai palazzi, sul cemento. Penso, schifata, che in italia i condomini li avrebbero fatti sloggiare nel giro di una settimana.
Il grand palais fa le mostre fino alle 22. Andy Warhol è stato un fottuto genio.
Dicono sia normale, in fondo hai mollato tutto, hai lasciato una città dove hai vissuto 9 anni, hai lasciato un bel lavoro, dei bei colleghi, hai lasciato gli amici, un po’ di nostalgia è normale ora.
Dopo due settimane di sole è tornata la pioggia. E non solo per le strade.
Io, per distrarmi, cucino. O bevo birra. Risotto porri e salsiccia e canzoni thrash anni 80 per un martedì sera casalingo.
A Parigi non volano mosche e stasera più che mai dovrò trovare un’occupazione che permetta al mio cervello di sintonizzarsi sulla frequenza affanculotutto. Sono decisamente metereopatica..
Per l’inchiosto che sporca le pagine bianche sbavando nera saliva.
Per quel libro che non è ancora stato scritto.
Per quel libro che è nella nostra mente. Da sempre.
Vagando per strade diverse avremo luoghi di incontro e spazi incontaminati.
Quel luogo segreto dove riusciamo a leggerci nella mente.
Quel luogo segreto dove indosso un vestito con le fragole.
Dove le bolle di sapone non esplodono.
Una gara su corsie opposte della piscina.
In direzioni opposte esiste un solo punto di incontro dove giocare a tirarsi acqua satura di cloro.
Un cuore rosa congelato nel ghiaccio si scoglie sempre a primavera.
Il telefono delle chiamate non tristi è sul comodino,
avvolto nel cellophan commestibile,
quello delle chiamate notturne quando le parole hanno una valenza diversa,
quando l’ovatta ricopre i nostri muri.
L’orologio segna le quattroecinquanta.
“Man’s real home is not a house, but the Road, and that life itself is a jurney to be walked on foot”
Bruce Chatwin – What am I doing here
La batteria della mia sveglia ha deciso di morire di sua spontanea volontà la notte in cui mi sarebbe più servita. Guardo la sveglia pensando che sono solo le 6.50. Poi urlo pensando che sono già le 6.50 e che alle 7.15 sarei dovuta essere a gare de lyon. Arrivo alle 7.29. Il treno dei miei colleghi è partito alle 7.27.
Weekend di gita aziendale in stile fantozziano, mi raccomando segnate sul documento excell condiviso se volete fare snowboard o sci durante il nostro “seminario culturale”.
Iniziamo l’aperitivo alle 4 di sabato pomeriggio per assenza di altre attività altrettanto divertenti. Ho dei colleghi alcolizzati. Questa cosa è fantastica.
Sole forte da bruciare la pelle e neve a fiocchi la sera, fonduta e vino, torta di mirtilli e croissant, pain au chocolat e croque monsieur. In discoteca fino all 4 tutte le notti e la mattina sulle piste, tavola ai piedi imparo a fare snowboard, imparo la foglia morta, le derappage e le virage che in italiano suoneranno probabilmente simili anche se non so bene come. Scendiamo con la neve negli occhi, con i capelli pieni di fiocchi, con le maniche del giaccone ghiacciate, i muscoli che fanno male ma non ci impediscono di iniziare a saltare come matti ore dopo quando partono gli interpol, gli U2, quando urliamo forte I will survive e in the name of love what more in the name of love che è un po’ la sigla del nostro appartamento. E soprattutto discretion, il faut etre discret..
Deliziosamente sarcastici e cattivi nell’esserlo e allora tento il gioco anche io ma mi muovo un po’ come su una scacchiera facendo attenzione alle mosse e ricordandomi perennemente di non saper giocare a scacchi. Per il momento mi accontento di aver detto che la pasta al ristorante era deguelasse e di aver trovato il consenso dei commensali. Al ritorno in macchina mi giro verso C. e comincio a parlarle in italiano. So che non capisci nulla, le dico, ma sono 4 giorni che non parlo che francese, ho bisogno di un attimo di sfogo.
“Non parlo che francese” deriva direttamente dal francese, avrei potuto dire “solamente” e non l’ho fatto. Ritrovo le espressioni nel mio linguaggio. Dico “per contro”, dico “derangio”, dico “monta le scale”. Mi spavento quando mi rendo conto che il mio pensiero è pesantemente influenzato dalla lingua e dai modo di fare. Attendo le foto e intanto mi ripeto in testa che il faut etre discret..
Domanda retorica. Tendo la guancia con un elusivo et toi?
Piove. E’ un simbolo. E giro senza ombrello con i calzettoni grigi che spuntano dagli stivali come sotto la neve di una bologna del duemilaquattro.
Una lavagna è caduta dal muro ed è arrivata in testa a me. Colleghi increduli. Stai bene? Era tardo pomeriggio ed io inconsapevole. Sto bene. E’ stato un simbolo anche quello. Una botta in testa, questo mi serviva. Nella metro stringo forte la sciarpa. In mezzo alla gente oggi mi sento sola.
A troppi chilometri da qui siamo in perenne lotta e contrasto. Londra non è mai abbastanza Londra. Parigi è l’unica città in cui non c’è bisogno di essere felici. Lo diceva Colette.
Seppur con te o senza di te. Nel cuore nell’anima e nel fango saremo sempre insieme in quella cucina nudi a giocare coi nostri figli a fare bolle di sapone. Avec des boules de savon dans la tête.
Mi strappo a morsi le pellicine. Ho bisogno di sentire qualcosa. Il sangue che scorre sul dito. Ti ricordi dei combattimenti coi cigni finti? E soprattutto ti ricordi delle sere a sbranarci? Avremo le nostre vite del cazzo e i nostri lavori del cazzo per pagarci i nostri sogni del cazzo. Patagonia dreaming. Notizie di fidanzamenti che mi sorprendono meno di quanto potessi pensare. Je sais bien qu’un ex amour n’a pas de chance ou si peu mais pour moi un explication voudrait mieux canta françoise a tutto volume nelle cuffie. Sorridi. Insegnatemi come si fa, di nuovo, le lenzuola nere e stropicciate e ore a pensare e ho sonno e mi dici sorridi e come cazzo si fa?
Prima di partire ho fatto un danno, in attacco bulimico di voglia di nutella ho rubato una fetta di pane a barbara. Il forno mi ha punito per questo atto accarezzandomi la mano con il grill rovente. La mia mano sinistra ne porta il segno piuttosto evidente. Sembrava una cosa da nulla, non ha fatto nemmeno troppo male. Ma il punto è critico, ogni mossa che faccio è una tortura continua. La crosticina si è staccata troppo presto ed è sempre più evidente che resterà una cicatrice indelebile. Ed è mistico quanto siano le piccole cose banali, che non crediamo siano gravi, che capitano così per caso in un momento di sfogo, quelle che poi lasciano i segni che non se ne vanno più..
Camera Obscura perfetta colonna sonora. Cena antillese in attesa di una festa nella banlieu, dopo il boulevard periferique sotto porte d’orleans. Un corridoio che troppo mi ricorda Torcy. Stesi per terra e vino al lampone, giochi in inglese, indoviniamo i personaggi. Un balcone sui tetti. Il colore e l’assenza di colore. Mi fingo ventiquattrenne in mezzo a studenti erasmus.
Controvoglia ci svegliamo io e irene nel mio lettone domenica mattina di ozio. Brunch in rue mouffetard, due vaschette di fragole in offerta a due euro. Sta arrivando la primavera. Croissant e pane, cioccolato bianco da spalmare e l’uovo alla coque, per la troppa attesa, diventa un uovo sodo.
E per strada rimaniamo incantate, compagnia jolie mome di canzoni su anarchia di canzoni di protesta, i nuovi partigiani.
Prima domenica del mese e il centro pompidou permette di esplorarne i piani gratis. In franprix è chiuso. La mia camera è un macello. La mia anima? Forse meno.








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