Venerdì sera. Abbiamo il treno alle cinqueemezza, eurostar per Venezia. Carichi di aspettative. Clima da aeroporto. L’aereo arriva su Barcellona ma le piste sono congestionate e non ci fanno atterrare, facciamo un giretto panoramico sul mare.
Il capolinea del bus è Plaça Catalunya e per arrivarci attraversiamo Plaça D’Espanya, camminavo su queste strade un mese fa.

Lasciamo le borse in ostello, svegliando giovani francesi, la rambla ci aspetta. I pub smettono di servire alcolici alle tre, ragazze francesi al pub. Siamo circondati da francesi, ci scherziamo su, è il nostro destino.Sabato mattina lascio Mic e Rossella a seguire la guida per le stradine del barrio gotico, io vago per il Poble Sec, mercato di Sant Antoni fino al cccb, centro di cultura contemporanea, fotografia ispirata al cinema. Ci vediamo per il pranzo a Sant Jaume, a piedi fino alla Barceloneta, poi fino al porto olimpico, Appuntamento con Bernat a torre Mapfre, diventa il nostro luogo di incontro.
Ci sbronziamo di mojito, andiamo a mangiare tapas e poi torniamo all’oveja negra. Un mese fa ero qui con Vale.
Rossella si sbaglia e anzichè un bicchiere di sangria ne ordina un litro e mezzo. Quale mezzo migliore per conoscere gente? Il parrucchiere, l’avvocato e i loro amici di latina, qua per un addio al celibato. Ci cacciano dal pub perchè facciamo troppo casino. Venite a ballare con noi? Michele va a casa, ci infiliamo a far pipì all’hard rock, poi in metro. Il razzmatazz è enorme, 5 sale per noi e noi siamo decisamente sbronze, andiamo al bagno e ci perdiamo. La forca delle caudine è un corridoio all’aperto in cui sembra di stare agli happy a marina. Il paragone riguarda il livello di testosterone nell’aria.
A forza di girare ritroviamo i nostri nuovi amici, ci riaccompagnate in ostello? il sole sorge lento sulla rambla piena di gente alle sei di mattina, abbiamo la sveglia tra tre ore.

I francesi se ne sono andati poco dopo il nostro addormentarci. Svegliarci alle nove è difficilissimo ma ce la facciamo, ci salutiamo sulla porta dell’ostello, andrò in giro sola anche stamattina.
Metro fino al capolinea per il Tibidabo, non mi accorgo del trenino e arrivo alla funicolare a piedi. Quindiciminuti di salita che mi fanno sentire un pò più cittadina e un pò meno turista, mi addormento sulla cabina della funicolare. Sul monte, in mezzo al bosco, c’è un parco giochi con clown e montagne russe e una vista sulla cttà che toglie il fiato nonostante la foschia.
Ci incontriamo, nemmeno a dirlo, a torre Mapfre, paella con pescado e corse in moto.
Poi su fino a Parc Guell.

Poi volete andare a vedere le case di Gaudì ma io le ho già viste e Bernat è in spiaggia. Stiamo sul bagnasciuga con una birra in mano, prendendo per il culo lo stereotipo del turista italiano truzzo, marpione e con gli occhiali da sole, facendo fotografie di nascosto alle ragazze dell’est vicino a noi.Torniamo a sbronzarci di Mojito al born e a mangiare stuzzichini da uneuroeottanta l’uno. Siamo distrutti, niente pub, facciamo la rambla per l’ultima sera.

Io ci provo, metto la sveglia alle 6, voglio vedere se riesco ad essere all’abergo di Bernat per le 7, mi sembra il minimo, visto che non va a domire per star con noi l’ultima mattina. Arrivo alle 7 e cinque preceduta da un messaggio che non riesci a capire. “aspetta”. Faccio colazione con cafe con leche, croissant e orchata fresca.
Facciamo la nostra seconda colazione all’ostello, tanto è gratis, leggo ad alta voce il giornale in spagnolo, correggi quando sbaglio.
Ultimo giro a piedi alla ciutadela e di nuovo verso il born. Recuperiamo la nostra roba all’ostello, prendiamo il trenino verso l’aeroporto. Ci abbracciamo con la promessa di rivederci presto a Bologna.

Così, velocemente raccontato come velocemente son passati questi tre giorni. Senza respiro, senza sonno, frenetici e pieni.
In viaggio verso l’aeroporto dicevo “avete visto? non ho nemmeno pianto, che brava, non ho nemmeno pianto”.
Quando il nostro aereo vueling in collaborazione con mtv colorato e caramelloso è atterrato, il gruppo di spagnoli adolescenti ha cominciato a gridare “Italia”. E a me è venuto un groppo in gola che si è sciolto solo con un paio di lacrime. Che fai piangi? mi dici.. solo un pochino, ora passa. E’ bastato il tepo di realizzare…