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(fig.) detto di un’idea, di un sentimento, di un’usanza, penetrare in profondità, affermarsi saldamente; detto di persona, sistemarsi in modo stabile in un luogo.
Nei sistemi filosofici antichi, il principio materiale di tutte le cose | nella filosofia di Empedocle, ciascuno dei quattro elementi fondamentali della realtà, cioè terra, aria, acqua e fuoco

Io non riesco a sistemarmi in modo stabile in un luogo, sia esso materiale o metafisico.
Continuo a vagare alla ricerca di qualcosa. Stasera per esempio ero al sottomarino a cercare birra gratis.

Mi prendono in giro dicendo “non stai mai ferma”. Non posso stare ferma. Se mi rilasso collasso, no?
La mia macchina ha compiuto 100.000 km a marzo e stasera ne segnava 108.600.
Fa quasi paura.

E poi capitano i simboli, le prese per il culo al casello, ti prego salvami il poliziotto mi vuole arrestare.
Capita che ogni sera che passi sotto casa con l’auto si accenda un lampione e pensi ai perturbazione che cantano c’è un lampione che si accende proprio sotto casa tua. Capita che, come al solito, il mio alcoltest sia quello che segna di meno tra tutti. Anni di alcolismo per arrivare a questi traguardi. Capita che parta SlowHands al sottomarino e non è usuale, e tra un paio di settimane sarai finalmente a quel cazzo di concerto che aspetti da tre anni. Tre. Anni. La cantavamo forte a casa di Debby, Can’t you see what you’ve done to my heart And soul? This is a wasteland now.
Capita che arrivi una mail dalla bimba che da anni aspetta lo stesso concerto. Ti do buca. E sorrido leggendola perchè c’è quel nome sopra. Parigi. E’ un simbolo. Non posso venire al concerto perchè a luglio lavorerò a Parigi, è l’occasione che stavo aspettando e arriva nel momento sbagliato. Sai che ti dico piccola fatina? che non è il momento sbagliato, cazzo. E’ il momento migliore possibile. Abbiamo una vita di concerti davanti.
E così ho cercato un treno e un volo, ho pochi giorni per prenotare. E così probabilmente riparto. Perchè, diciamocelo, nè materiale nè metafisico. Ho mille case e nessuna casa.

The sun sets on the war,
the day breaks and everything is new…
- Kings of convenience -

Venerdì sera. Abbiamo il treno alle cinqueemezza, eurostar per Venezia. Carichi di aspettative. Clima da aeroporto. L’aereo arriva su Barcellona ma le piste sono congestionate e non ci fanno atterrare, facciamo un giretto panoramico sul mare.
Il capolinea del bus è Plaça Catalunya e per arrivarci attraversiamo Plaça D’Espanya, camminavo su queste strade un mese fa.

Lasciamo le borse in ostello, svegliando giovani francesi, la rambla ci aspetta. I pub smettono di servire alcolici alle tre, ragazze francesi al pub. Siamo circondati da francesi, ci scherziamo su, è il nostro destino.Sabato mattina lascio Mic e Rossella a seguire la guida per le stradine del barrio gotico, io vago per il Poble Sec, mercato di Sant Antoni fino al cccb, centro di cultura contemporanea, fotografia ispirata al cinema. Ci vediamo per il pranzo a Sant Jaume, a piedi fino alla Barceloneta, poi fino al porto olimpico, Appuntamento con Bernat a torre Mapfre, diventa il nostro luogo di incontro.
Ci sbronziamo di mojito, andiamo a mangiare tapas e poi torniamo all’oveja negra. Un mese fa ero qui con Vale.
Rossella si sbaglia e anzichè un bicchiere di sangria ne ordina un litro e mezzo. Quale mezzo migliore per conoscere gente? Il parrucchiere, l’avvocato e i loro amici di latina, qua per un addio al celibato. Ci cacciano dal pub perchè facciamo troppo casino. Venite a ballare con noi? Michele va a casa, ci infiliamo a far pipì all’hard rock, poi in metro. Il razzmatazz è enorme, 5 sale per noi e noi siamo decisamente sbronze, andiamo al bagno e ci perdiamo. La forca delle caudine è un corridoio all’aperto in cui sembra di stare agli happy a marina. Il paragone riguarda il livello di testosterone nell’aria.
A forza di girare ritroviamo i nostri nuovi amici, ci riaccompagnate in ostello? il sole sorge lento sulla rambla piena di gente alle sei di mattina, abbiamo la sveglia tra tre ore.

I francesi se ne sono andati poco dopo il nostro addormentarci. Svegliarci alle nove è difficilissimo ma ce la facciamo, ci salutiamo sulla porta dell’ostello, andrò in giro sola anche stamattina.
Metro fino al capolinea per il Tibidabo, non mi accorgo del trenino e arrivo alla funicolare a piedi. Quindiciminuti di salita che mi fanno sentire un pò più cittadina e un pò meno turista, mi addormento sulla cabina della funicolare. Sul monte, in mezzo al bosco, c’è un parco giochi con clown e montagne russe e una vista sulla cttà che toglie il fiato nonostante la foschia.
Ci incontriamo, nemmeno a dirlo, a torre Mapfre, paella con pescado e corse in moto.
Poi su fino a Parc Guell.

Poi volete andare a vedere le case di Gaudì ma io le ho già viste e Bernat è in spiaggia. Stiamo sul bagnasciuga con una birra in mano, prendendo per il culo lo stereotipo del turista italiano truzzo, marpione e con gli occhiali da sole, facendo fotografie di nascosto alle ragazze dell’est vicino a noi.Torniamo a sbronzarci di Mojito al born e a mangiare stuzzichini da uneuroeottanta l’uno. Siamo distrutti, niente pub, facciamo la rambla per l’ultima sera.

Io ci provo, metto la sveglia alle 6, voglio vedere se riesco ad essere all’abergo di Bernat per le 7, mi sembra il minimo, visto che non va a domire per star con noi l’ultima mattina. Arrivo alle 7 e cinque preceduta da un messaggio che non riesci a capire. “aspetta”. Faccio colazione con cafe con leche, croissant e orchata fresca.
Facciamo la nostra seconda colazione all’ostello, tanto è gratis, leggo ad alta voce il giornale in spagnolo, correggi quando sbaglio.
Ultimo giro a piedi alla ciutadela e di nuovo verso il born. Recuperiamo la nostra roba all’ostello, prendiamo il trenino verso l’aeroporto. Ci abbracciamo con la promessa di rivederci presto a Bologna.

Così, velocemente raccontato come velocemente son passati questi tre giorni. Senza respiro, senza sonno, frenetici e pieni.
In viaggio verso l’aeroporto dicevo “avete visto? non ho nemmeno pianto, che brava, non ho nemmeno pianto”.
Quando il nostro aereo vueling in collaborazione con mtv colorato e caramelloso è atterrato, il gruppo di spagnoli adolescenti ha cominciato a gridare “Italia”. E a me è venuto un groppo in gola che si è sciolto solo con un paio di lacrime. Che fai piangi? mi dici.. solo un pochino, ora passa. E’ bastato il tepo di realizzare…

Partenza di venerdì sera, quattro donne e un pieno.
All’autogrill c’è l’offera col dolcetto e i cd di Simon&Garfunkel in offerta.
Donna moderna e settimana enigmistica.
Il navigatore si perde all’arrivo a Sirmione. Il signor dodici ci accoglie a mezzanotte con forte odor di vino e battute nel suo strano dialetto che nessuna di noi riesce a capire. Ma facciamo tutte finta di ridere. Il bilocale è carino, con giardinetto, sdraio e tavolino da esterno.

Fuori da Gardaland sabato mattina c’è già troppa gente. Faccio quasi tutte le giostre incurante di medici consigli. Il mio unico criterio è: se me la sento la faccio. E il giro della morte sul trenino giallo è decisamente valso la pena.
Mi sono bloccata solo davanti al blu tornado, unica giostra con cartello enorme “vietata alle persone con problemi cardiovascolari”. Peccato. La volevo fare.
La fila di un’ora per il mammut, la casa stregata con voce di donna annoiata, accomodatevi nell’altra stanza, i giochi con l’acqua, rock’n'roll, alzate le braccia e fate eeeeehhhhh, il segno della canottiera, la frutta con la cioccolata, le foto sulle giostre che costano troppo, io voto per M. lo sai.

Alle sei il parco chiude e siamo sfatte. Allaghiamo il bagno, conosciamo i vicini ferraresi e surfisti. Sirmione è una tipica cittadina turistica, ci sono solo gelaterie e negozietti.
Le terme aprono alle 10 e noi alle 10.30 siamo lì davanti. E siccome il culo non ci manca “gli ingressi sono momentaneamente sospesi a causa di problemi tecnici”. I computer non funzionano, maledetta tecnologia.
Riusciamo a entrare dopo un’ora. Sdraio al sole, acqua calda, percorso per la circolazione da fare almeno 10 volte, al terzo giro perdi sensibilità alle gambe e non noti più lo sbalzo termico, lettini massaggianti, cocktail incluso nel biglietto, niente mojito, solo succo di frutta, piscina con sauna, dopo 10 minuti muori, io e Debby ci appropriamo di una vasca idromassaggio, chiudiamo simbolicamente la porta per almeno mezz’ora, struca el buton.

Il navigatore si perde anche per arrivare a Desenzano, a un semaforo sbuchiamo dal finestrino “scusate come si arriva in centro?” uno dei due ragazzi ci guarda, guarda l’amico, riguarda noi “vengo con voi ragazze, fatemi salire”. Ci porta a un parcheggio, ci accompagna in piazza, ci racconta di discotece per trans e di pub che fanno ottimi mojito e ci abbandona per una cena di scampi.
Beviamo mojito a scrocco, ci raggiunge Bea in gita turistica con la banca, insalate da 25 euro e partite di calcio tra banchieri.

Il lunedì il meteo è inclemente ma le nostre spalle ustionate un pò ringraziano. Michele è partito da Ravenna alle prime luci dell’alba per raggiungerci. Doveva venire con Matteo, ma Matteo ha la febbre ed è pieno di bolle, vado al prontosoccorso, vi faccio sapere qualcosa. E quando è uscito i medici non sapevano ancora dirgli cos’avesse.
Il parco dei cedri alle terme di Colà. E’. Fantastico.
In mezzo a un parco c’è un laghetto con acqua calda e sassolini sul fondo, grotte naturali con panchine e idromassaggio, getti d’acqua e vaschette con acqua a 38 gradi. A casa mia se l’acqua è così non entro nella vasca. A casa mia se l’acqua è così butto la pasta. Rubano le ciabatte di Annika,sulla mia schiena restano i succhiotti della sedia di plastica.Mentre andiamo verso la macchina ci chiediamo se davvero il giorno dopo saremmo dovute tornare a lavorare.

Non c’è tanto traffico. Dall’altra parte la strada è bloccata. Ma non ho voglia di tornare a casa, andiamo agli happy a vedere chi incontriamo. Marina è mezza deserta ma il sottomarino è come sempre un buco nero dove incontrare chi mai immagineresti.
Ormai la domanda non è più che musica ascolti o che film guardi. La domanda è canon o nikon?
Voti nikon e proponi viaggi in messico. Non posso bere, dovrei guidare.

Non facciamo nemmeno un chilometro che spunta la palettina dei carabinieri. Signorina può soffiare qua dentro per controllo? Il macchinino segna rosso e lampeggia e il cuore mi si ferma un secondo. Ma mi fanno andare via senza nemmeno la soddisfazione di dirmi che voto ho preso.

E’ difficile tornare a lavorare, ma mi aspetta un altro viaggio e una visita difficile al mio rientro, almeno mi drogheranno gratis, penso.
Meno male che non hai bevuto troppo, comunque c’è sempre una prima volta…

Yaya’s Chaotic Soul

Piccola fata dai capelli tinti di rosso. Yaya e Sere, due lati diversi della stessa medaglia, due bimbe dai tratti simili e diverse personalità. Vivo a Parigi, tra baguette e pains au chocolat. In perenne movimento perchè ferma non so stare.Drogata di Pucca. Occhi scuri, un piercing al labbro e un tatuaggio alla caviglia. Voglia di libertà. Candele profumate e incensi, thè e tisane, tanto trucco negli occhi e bolle di sapone.

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