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Ci sono tre tipi di ragazze che vanno in palestra: quelle che lo fanno per fare esercizio, quelle stratruccate che vanno solo a farsi vedere e quelle che vanno per farsi l’istruttore.

Io vado in palestra per sudare. Per bruciare calorie, per mettere in attività i muscoli, per diventare rossa come un peperone, non me ne frega nulla che qualcuno mi guardi, anzi.

Ho preso, da un paio di settimane, l’abitudine di andare in piscina con un’amica in pausa pranzo a fare hidrospin, nonostantel’istruttore sia bono bono bono in modo assurdo, io mi presento col costumino intero olimpionico, la scarpetta antiscivolo blu, capelli raccolti e fascia in testa: vado per sudare, non me ne frega una cippa che l’istruttore mi consideri se non per correggere le cose che sbaglio.

Ecco oggi ero con la mia biciclettina di fianco a una ragazza di tipologia tre a sinistra e una di tipologia due&tre alla destra. PANICO.
Mettiamo che “tizio” sia il nome dell’istruttore (che entrambe si ricordano e non fanno che ripetere in continuazione), provate voi a trovarvi con due galline che non fanno che urlare per un’ora “tizio, non riesco a fare l’esercizio” “tizio ahaha che esercizi strani che ci fai fare” “ma pensa te se tizio oggi doveva farci fare proprio quest’esercizio”, “l’altra maestra (giuro ha detto maestra) mi diceva che lo facevo bene mentre tu mi correggi”.
L’apice è stato raggiunto quando quella alla mia sinistra ha iniziato a dire che nell’esercizio che dovevamo fare “le braccia non ci stavano”.. ecco ciccia, se di 20 che siamo, solo tu non riesci a farlo, può mica essere che sia tu a sbagliare?
Al terzo tentativo in cui cercava di spiegarle l’esercizio, tizio ha avuto la malaugurata idea di dire “dai dopo la lezione fermati 5 minuti che te lo spiego”.

Sia mai.

La gallina alla mia destra è andata in fibrillazione, ha cominciato a chiamarlo ogni 5 secondi, improvvisamente non le veniva più nemmeno un esercizio. E ha, naturalmente, continuato finchè non è stato detto anche a lei “fermati anche tu dopo la lezione”.
Poi per dimostrarsi vicendevolmente di non essere in competizione, si sono messe a chiacchierare dell’assurdità degli esercizi e altre amenità simili.
Con me in mezzo, ovviamente.

Bhè, almeno, visto che io e la mia amica eravamo lontane, avremo qualcosa di cui sparlare stasera. In fondo, siamo donne anche noi…

Ho sempre i brividi a la pelle d’oca quando la ascolto.

Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po’ molli
col seno sul piano padano ed il culo sui colli,
Bologna arrogante e papale, Bologna la rossa e fetale,
Bologna la grassa e l’ umana già un poco Romagna e in odor di Toscana…

Bologna per me provinciale Parigi minore:
mercati all’ aperto, bistrots, della “rive gauche” l’ odore
con Sartre che pontificava, Baudelaire fra l’ assenzio cantava
ed io, modenese volgare, a sudarmi un amore, fosse pure ancillare.

Però che Bohéme confortevole giocata fra casa e osterie
quando a ogni bicchiere rimbalzano le filosofie…
Oh quanto eravamo poetici, ma senza pudore e paura
e i vecchi “imberiaghi” sembravano la letteratura…
Oh quanto eravam tutti artistici, ma senza pudore o vergogna
cullati fra i portici cosce di mamma Bologna…

Bologna è una donna emiliana di zigomo forte,
Bologna capace d’ amore, capace di morte,
che sa quel che conta e che vale, che sa dov’ è il sugo del sale,
che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita…

Bologna è una ricca signora che fu contadina:
benessere, ville, gioielli… e salami in vetrina,
che sa che l’ odor di miseria da mandare giù è cosa seria
e vuole sentirsi sicura con quello che ha addosso, perchè sa la paura.

Lo sprechi il tuo odor di benessere però con lo strano binomio
dei morti per sogni davanti al tuo Santo Petronio
e i tuoi bolognesi, se esistono, ci sono od ormai si son persi
confusi e legati a migliaia di mondi diversi?
Oh quante parole ti cantano, cullando i cliché della gente,
cantando canzoni che è come cantare di niente…

Bologna è una strana signora, volgare matrona,
Bologna bambina per bene, Bologna “busona”,
Bologna ombelico di tutto, mi spingi a un singhiozzo e ad un rutto,
rimorso per quel che m’ hai dato, che è quasi ricordo, e in odor di passato…
Francesco Guccini – Bologna

Ed ora, Parigi a parte, è l’unica città in cui amo vivere.

Yaya’s Chaotic Soul

Piccola fata dai capelli tinti di rosso. Yaya e Sere, due lati diversi della stessa medaglia, due bimbe dai tratti simili e diverse personalità. Vivo a Parigi, tra baguette e pains au chocolat. In perenne movimento perchè ferma non so stare.Drogata di Pucca. Occhi scuri, un piercing al labbro e un tatuaggio alla caviglia. Voglia di libertà. Candele profumate e incensi, thè e tisane, tanto trucco negli occhi e bolle di sapone.

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